Sono nato uno che guarda

Chiara Coronelli |  | Fermo

Si è detto molto di Mario Dondero nei giorni successivi alla sua scomparsa, avvenuta lo scorso dicembre nella sua casa di Fermo, a 87 anni. Una sorta di tributo collettivo nel quale ricorrono i riferimenti all’integrità e alla coerenza dell’impegno, alla passione per la libertà e per l’amicizia, all’amore per il vero, a un’umanità che è anche senso di appartenenza alla storia del mondo e alle persone, vero centro dei suoi scatti.

«Non voglio essere ricordato perché ho fatto belle foto, ma perché ho voluto bene alla gente», diceva, e questa partecipazione si riscontra in ogni inquadratura della sua Leica.

Il suo lavoro attraversa il secondo Novecento partendo da Milano, dove era nato, e dove torna dopo la lotta partigiana, cominciando come giornalista. Il bar Jamaica diventa la sua «Università», dove trova tra gli altri Alfa Castaldi, Mulas, Balestrini, Bavagnoli; è grazie a Giuseppe Trevisani che passa
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Chiara Coronelli