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Sogni e segni dell’«artitetto»

L'imprenditore e mecenate Ottorino La Rocca illustra i progetti della Fondazione Summa

Pierre Restany, Franco Summa ed Enrico Crispolti nel 1975

Franco Summa (1938-2020) è stato, con pochi altri abruzzesi, uno di quegli artisti riconosciuti che hanno deciso di vivere e lavorare nella propria città. La Pescara di Summa, che ci ha lasciato lo scorso gennaio, era quella del Liceo Artistico Misticoni, fucina di tanti talenti; era quella dei suoi interventi creativi nello spazio urbano; quella vissuta, anche negli ultimi anni, in una scena culturale che andava indebolendosi, ma che in Franco Summa ritrovava sempre un punto di riferimento.

Lo dimostrano anche le ultime mostre del 2019 all’Aurum e alla Maison des Arts e il work in progress del suo progetto di valorizzazione di piazza Caduti del Mare. Tutte celebrazioni di un linguaggio instancabile di arte ambientale, di «Artitettura», la riflessione sul rapporto Arte-Città. Un percorso che nel combinato di concetto, colori e forme ritrovava la nota alta dell’esistenza perché «poeticamente abita l’uomo», perché «la vita è sogno la vita è segno» e perché è sempre un «amare, progettare, essere», per dirla con dei fortunati ritrovati della «Summa Ars».

Franco Summa portava con sé il patrimonio umano e artistico di un intellettuale gentile e incisivo, di un pensatore determinato e di un artista consapevole. Un patrimonio consegnato alla sua città nella quale Summa conservava un’interessante casa studio: una Fondazione che ne raccoglie il lascito materiale e immateriale presentata di persona poco prima della sua scomparsa. A guidarla è l’imprenditore e mecenate Ottorino La Rocca, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Com’è nata la Fondazione Summa?

Nella primavera dello scorso anno Franco Summa si era ormai deciso a destinare alla collettività, alla comunità cittadina, la sua abitazione, lo studio e tutte le opere che raccoglievano questi spazi. È stata una sua volontà, un’idea che perseguiva da molto tempo. Così in pochi mesi è stata costituita la Fondazione, con il maestro come presidente e con Giuseppe Pace e me designati consiglieri da lui stesso.

A quando risale la sua amicizia con Summa?

Avevamo legato molto negli ultimi 8 anni, abbiamo poi coltivato un bel rapporto quando lo invitai a prendere parte alla Fondazione Aria e lui volle coinvolgermi nel disegno della sua Fondazione. È curioso, prima non ci conoscevamo di persona, pur abitando nello stesso stabile. Era molto amico della mia attuale moglie, ma non le ho mai chiesto di presentarci. Accadde tutto per caso, spontaneamente, abbiamo coltivato un bel rapporto in questi anni. Tanto che mi chiese di occuparmi del suo progetto di Fondazione nominandomi erede universale; non aveva eredi diretti e scelse me. Una grande soddisfazione, ma anche un compito molto impegnativo che ho accettato e che svolgerò nel prossimo futuro.

La scomparsa di Summa è una grave perdita avvenuta mentre si stava delineando l’assetto della Fondazione.

Il suo contributo sarebbe stato prezioso. Con la sua morte sono stato designato presidente, affiancato da un consiglio di amministrazione composto da intellettuali, professionisti e soprattutto amici di vecchia data del fondatore, come Lucio Zazzara e Giovanni Tavano, Giuseppe Pace e i nipoti del maestro, Cinzia Giovannetti e Mauro Summa. Abbiamo davanti una lunga strada per organizzare al meglio patrimonio e attività della Fondazione.

Qual è lo scopo principale?

Anzitutto preservare il buon nome di Franco Summa valorizzandone opere e documenti, ma anche stimolare la collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Chieti-Pescara come voleva l’artista, con specifiche iniziative, in particolare a supporto dei laureandi in architettura.

Ci parli della sede della Fondazione.

È nella Casa Studio che ci ha lasciato il maestro e che condivideva con l’architetto Adina Riga, sua moglie, scomparsa nel 2013. Continuerà a conservare le decine e decine, se non centinaia di lavori, già collocati ed esposti da Summa in quegli spazi.

C’è anche il suo archivio?

Naturalmente. Questo è senza dubbio l’aspetto più laborioso, ci attende un notevole lavoro di riordino e catalogazione di tutto il materiale; qualcosa è stato fatto, ma c’è ancora tanto da fare. Fortunatamente ci sta aiutando un giovane architetto che ha sempre collaborato con Summa.

Tra le prime azioni della Fondazione Summa c’è la nuova installazione della Porta del Mare.

Si tratta di un grande e storico lavoro di Franco Summa (poi purtroppo rimosso) nella centralissima piazza I Maggio. Era un suo manifesto desiderio, e anche di molti pescaresi, che la città si riappropriasse di quest’opera simbolica. Stiamo riflettendo con il Comune di Pescara per trovare l’ubicazione migliore, ci vorrà tempo perché ci sono pareri discordanti sulla scelta del luogo, ma sono certo che ci riusciremo.

Giorgio D’Orazio, da Il Giornale dell'Arte numero 408, giugno 2020


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