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Sogni e contraddizioni del decennio 1967-1977

Il documentario «La Rivoluzione Siamo Noi» racconta la forza proteiforme di un rinascimento contemporaneo

L’Arte povera, gli scioperi, la calata di Beuys a Napoli, le lotte per il divorzio e per l’aborto, Christo davanti al Duomo  di Milano, il femminismo, i cavalli di Kounellis: in un documentario sogni e contraddizioni del decennio 1967-1977.

Nel corso della 38ma edizione del Torino Film Festival è stato presentato, in anteprima mondiale, il documentario «La Rivoluzione Siamo Noi», prodotto e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, con il quale la regista Ilaria Freccia, insieme a Ludovico Pratesi, documenta uno dei momenti più prolifici per l’arte italiana del secolo scorso: il decennio 1967-77.

Il documentario trae il titolo dall’omonima opera iconica di Joseph Beuys in cui l’artista è ritratto mentre avanza come una figura viva in movimento. La rivoluzione evocata dall’artista tedesco è tesa a costruire un dinamismo culturale libero da conformismi. Ilaria Freccia si è affidata alla guida del critico Ludovico Pratesi per esplorare la galassia artistica dell’Italia degli anni Settanta.

Il documentario prende la forma di un viaggio e traccia sulla mappa dell’Italia le quattro città cruciali per lo sviluppo delle nuove avanguardie: Torino, Milano, Roma e Napoli. Sullo fondo delle nascenti forme di linguaggio artistico, trapelano le tensioni sociali proprie del periodo storico: gli scioperi, la guerra in Vietnam, la rivendicazione dei diritti delle donne, l’approvazione delle leggi su divorzio e aborto. Un riflesso documentato dalle immagini di repertorio.

In alcuni frammenti si vedono sfilare gli scioperanti in piazza Duomo a Milano accanto alla statua di Vittorio Emanuele II «impacchettata« da Christo per l’anniversario del Nouveau Réalisme nel novembre del 1970. Un confronto, quello tra arte e società, che si trascina anche nelle gallerie.

Filmati di archivio mostrano le performance di Jannis Kounellis, Mario Merz e Gino De Dominicis dominare l’interno de L’Attico nella sua sede di via Beccaria a Roma. Si vede Gian Enzo Sperone disporre le piastrelle dell’artista minimalista Carl Andre sul pavimento della sua galleria di Torino.

Una serie di interviste ad alcuni tra i galleristi più affermati dell’epoca come Tucci Russo, Fabio Sargentini e Lia Rumma rivelano il ruolo delle gallerie del tempo.

A lasciare il segno sono anche le mostre che si alternano in quegli anni. Achille Bonito Oliva a Roma nel 1973 idea e cura «Contemporanea», allestendo lo spazio espositivo nel garage di Villa Borghese progettato dall’architetto Luigi Moretti. Lo stesso Bonito Oliva, qualche anno prima, presenta a Palazzo delle Esposizioni la mostra «Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-1970». Più al sud, presso gli Arsenali di Amalfi, nel 1968 Germano Celant cura la storica mostra «Arte povera più azioni povere».

È un rinascimento contemporaneo quello del decennio 1967-77 di cui il documentario «La Rivoluzione Siamo Noi» racconta la forza proteiforme. Nella scena finale ritorna Beyus con le parole della sua poesia «Proteggi la fiamma»: un auspicio con cui si esorta ad alimentare il fuoco dell’espressione artistica, a proteggerne il calore, affinché l’arte possa essere sprone per raccontare, con il suo unico linguaggio, un presente complesso, così come accaduto in quegli indimenticabili anni.

Antonio Mirabelli, da Il Giornale dell'Arte numero 414, febbraio 2021

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Achille Bonito Oliva e Graziella Lonardi Buontempo davanti al manifesto della mostra «Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70» (Foto massimo piersanti) a Roma nel 1970. Foto di Foto Massimo Piersanti
  •  Gilberto Zorio, Emilio Prini e Giuseppe Penone nel 1969. Foto di Paolo Mussat Sartor
  • Operai della Pirelli manifestano salendo sul monumento equestre di Vittorio Emanuele II in piazza del Duomo a Milano  «impacchettato» da Christo e Jeanne-Claude nel 1970
  • Manifesto della mostra di Andy Warhol e Joseph Beuys da Lucio Amelio a Napoli nel 1980
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