Sironi «popolare»

Francesca Romana Morelli |  | Roma

«La Storia è la storia della piccolezza umana, questo schizzo di fango lo spazio i secoli e la luce del sole su questa terra di melma disseccata»: così annotava Mario Sironi (Sassari, 1885-Milano, 1961), nel secondo dopoguerra. La storia l’aveva vissuta da protagonista, come pittore che aveva dato corpo su scala monumentale agli ideali del fascismo, anche dopo la metà degli anni Trenta, quando alcune esperienze lo portarono a rivedere la sua posizione di fondo.

La mostra «Mario Sironi e le illustrazioni per “Il Popolo d’Italia” 1921-1940», curata da Fabio Benzi al Casino dei Principi e al Casino Nobile di Villa Torlonia, fino al 10 gennaio allinea, per la prima volta, 345 interventi di satira politica dell’artista per la testata ufficiale del Partito Fascista, appartenenti a una collezione privata.

Eseguiti quasi giorno per giorno soprattutto a china e a tempera, in un formato 30x40 centimetri, i disegni
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