Sicilia, il caos dei parchi archeologici

Tutti decretati irregolarmente, anche quelli dotati di autonomia finanziaria. E ce ne è persino uno «fantasma»

Il parco archeologico di Naxos e Teatro di Taormina
Silvia Mazza |

Palermo. Un quadro a dir poco caotico. È quello dei parchi archeologici siciliani in via di istituzione, secondo un processo da anni contraddistinto da una sostanziale mancata o parziale applicazione della legge regionale 20 del 2000, la «Legge Granata» che ha istituito il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi e il sistema dei parchi archeologici siciliani, attribuendo a questi istituti, sedici anni prima della Riforma Franceschini, «autonomia scientifica e di ricerca, organizzativa, amministrativa e finanziaria». Status riconosciuto finora, e solo da quest’anno, ai parchi di Naxos (2007) e Selinunte (2013), oltre alla Valle dei Templi.

A questa conclusione arriviamo a partire dalla denuncia fatta da chi scrive del recente tentativo di insediare una Conferenza «ad interim», ad alta probabilità di condizionamento politico, al posto del legittimo Consiglio Regionale dei Beni
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