Si scava nell’alta Valle del Metauro

Il rilancio turistico e culturale di Tifernum Mataurense

Stefano Miliani |  | Sant’Angelo in Vado (Pu)

Per la città romana di Tifernum Mautarense, nel borgo marchigiano di Sant’Angelo in Vado, ha preso vita un progetto dalle forti ambizioni: da un lato rinnova le strutture per i visitatori, dall’altro vuole essere un trampolino di lancio turistico e culturale per l’intera comunità. Firma il piano per questo angolo nell’Alta Valle del Metauro la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche che ha vinto il bando del Mibact.

Il dicastero lo finanzia con 1,2 milioni di euro e lo ha inserito tra le dieci proposte ammesse dal «Piano strategico grandi progetti»: è nell’area di Campo della Pieve e comprende la domus del Mito con intriganti scene marine, di caccia o geometriche in mosaici policromi e in bianco e nero, porzioni della domus di Nord-Ovest e terme.

Descrive il progetto l’archeologo Diego Voltolini: «La domus del Mito con oltre 800 metri quadrati di mosaici è uno dei ritrovamenti musivi più importanti e risale a una ventina d’anni fa. Il nostro progetto si svolge in quattro anni, vuole rilanciare l’offerta archeologica, riqualificare l’area e superare lo scollamento tra il sito e l’esposizione dei reperti nel museo che è al terzo piano dello storico Palazzo Mancini e ha limiti oggettivi».

Il cambio di passo, avverte, è radicale: «Rivediamo profondamente anche le strutture di protezione per renderle esteticamente in armonia con il borgo storico ed ecosostenibili, per esempio usando materiali naturali, pannelli solari o affini per risparmiare energia, e prestiamo particolare attenzione ai visitatori con disabilità».

L’obiettivo è complessivo, rimarca l’archeologo: «Vogliamo una politica di “branding” e un vero modello di gestione integrata e coordinata dell’area: con tutte le istituzioni verrà creata un’immagine riconoscibile coinvolgendo l’intera comunità, dalle associazioni ai commercianti, e collegando l’archeologia all’elemento di spinta del paese, il tartufo».

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