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Mostre

Shock a San Giorgio: Burri alla Fondazione Cini

Una cinquantina di opere da musei italiani e stranieri, dalla Fondazione Burri e da collezioni private

«Rosso plastica M3», 1961, di Alberto Burri. Cortesia Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

Venezia. A venticinque anni dalla scomparsa e a trentasei dalla personale veneziana del 1983 agli ex cantieri navali della Giudecca, un percorso attraverso una selezione di opere che rappresentano i suoi più famosi cicli di opere: è l’omaggio ad Alberto Burri (Città di Castello, 1915 - Nizza, 1995) che la Fondazione Cini allestisce dal 10 maggio al 28 luglio nella sua sede sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

«La mostra pone in evidenza la trasformazione recata da Burri nell’arte del XX secolo, spiega il curatore Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri. Non è improprio paragonare l’innovazione linguistica introdotta da Burri, con la “presentazione” sistematica della materia reale al posto della mimesi rappresentativa, alla rivoluzione giottesca compiuta nel sostituire ai cieli d’oro della pittura medioevale il celeste che si poteva osservare in natura. In entrambe le innovazioni veniva introdotto il “vero” nella pittura al posto della finzione imitativa di esso. Lo shock prodotto da Burri negli anni dell’immediato dopoguerra, continua Corà, si può misurare solo con l’effetto ottenuto in tutto l’arco di esperienze artistiche da lui influenzate: dal New Dada di Rauschenberg, Jonhs e Dine al Nouveau Réalisme di Klein, César, Arman e Rotella, dall’Arte povera di Pistoletto, Kounellis, Pascali e Calzolari all’arte processuale e fino al Neominimalismo a base monocroma».

«Burri. La pittura, irriducibile presenza», titolo che deriva da una sua stessa celebre definizione, contiene una cinquantina di opere, prestiti da musei italiani e stranieri, dalla Fondazione Burri e da collezioni private, ricostruendo l’intera sua sperimentazione con la materia, dai primi «Catrami» e dalle «Muffe» del 1948, posti a stretto confronto con i «Sacchi» subito successivi e i «Gobbi» del 1950, per arrivare alle «Combustioni» (1953), ai «Legni» (1955), ai «Ferri» (1958), alle contorte «Plastiche» (1960) e ai «Cretti» del 1970, per finire con i grandi «Cellotex». La mostra, organizzata da Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Burri, è realizzata in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone.

Camilla Bertoni, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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