Senza «trowel» 34 archeologi si raccontano

Laura Giuliani |

Se tra Sette e Ottocento il mestiere dell’archeologo, o meglio di chi si occupava dello studio e dello scavo delle antichità, era appannaggio perlopiù delle classi elitarie, oggi questa professione, che nel corso del tempo è cambiata, deve battersi non solo per ottenere un suo riconoscimento nell’ambito lavorativo (è ancora una professione mal retribuita e bistrattata), ma anche fare i conti con un mondo in continua evoluzione. Da qui, l’esigenza di forme nuove d’indagine, di comunicazione e di gestione dell’antico.

A sostegno di tutti coloro che vogliono dedicarsi all’archeologia o che hanno già intrapreso questa strada, giunge Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta, che non è solo un libro, ma qualcosa di più, come spiegano nell’introduzione («Non solo trowel») i due curatori Cinzia dal Maso e Francesco Ripanti. «Questo libro non è un mero elenco dei possibili mestieri
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