Secondo l'Unesco Venezia non è in pericolo

Per la terza volta il Comitato del Patrimonio Mondiale ha votato per non aggiungere la Serenissima all'elenco dei siti a rischio

La piazzetta di San Marco durante un’acqua alta. Il Mose è efficace contro acque alte fino a 3m e un'innalzamento del livello medio del mare di 60 cm, ma questo potrà raggiungere i 100 cm entro il 2100
Anna Somers Cocks |

Nella sessione pomeridiana del 22 luglio, coordinata online da Fuzhou in Cina, per la terza volta il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco ha votato per non aggiungere Venezia e la sua laguna nell'elenco dei siti a rischio, malgrado la richiesta contraria del Centro del Patrimonio Mondiale e dell’Icomos, che nel 2020 hanno compilato congiuntamente l’ultimo rapporto su Venezia.

I  rappresentanti dei due enti hanno precisato che questo non avrebbe voluto sminuire il ruolo e la capacità dell'Italia nella cura e gestione della città, ma che comunque non erano stati fatti abbastanza progressi rispetto alle linee guida fornite dell'Unesco. Tali linee guida risalgono al 2014, quando Venezia fu ammonita per la prima volta circa il rischio di venire inserita nella lista. Cosa che si ripetè nel 2016 quando il tema venne affrontato a Istanbul e nuovamente nel 2019 a Baku.

Rispetto alla gestione di Venezia e della sua laguna, i principali problemi segnalati all'Unesco nel 2020 dalla missione consultiva Joint World Heritage Centre/Icomos/Ramsarsar sono:
• La mala gestione del turismo.
• La popolazione della città in costante diminuzione.
• I continui effetti dell'intervento umano che, combinati al cambiamento climatico, deteriorano l'ecosistema lagunare e minacciano di provocare un cambiamento irreversibile.
• La necessità di un approccio coordinato per mitigare ed eventualmente eliminare completamente gli impatti negativi dell’intervento umano nell'ecosistema lagunare.
• La mancata definizione di una zona cuscinetto intorno a Venezia [come richiesto per tutti i siti Patrimonio dell'Umanità] e di un piano generale integrato per i progetti di costruzione, inclusa una politica dello skyline. Intorno a Venezia, infatti, sono già sorti alcuni alti edifici alberghieri e ne sono previsti altri due.
• La mancanza di visione d'insieme e la scarsa efficienza della gestione non coordinata a tutti i livelli degli stakeholder.

Durante la discussione il delegato dell’Etiopia Henok Teferra è stato l'unico a parlare a lungo dell'argomento. Si è opposto all’inserimento di Venezia nell’elenco dei siti a rischio affermando che la decisione del governo italiano del 13 luglio di vietare l'ingresso delle grandi navi da crociera nel centro della città ha seguito le raccomandazioni principali del rapporto 2020, così come sono stati fatti progressi misurabili riguardo le raccomandazioni di Baku. Infine, ha concluso dicendo che l'Italia è in costante dialogo con il Centro del Patrimonio Mondiale.

L’unico altro paese a esporsi è stata la Norvegia, tentando senza successo di mantenere invariata la clausola originale e critica numero 12, che affermava che «nonostante i progressi verificati su alcune delle questioni individuate, rimangono ancora irrisolti problemi cruciali che stanno già comportando una significativa perdita di autenticità storica oltre a un'importante perdita di significato culturale». Clausola che l'Etiopia aveva riformulato in questo modo: «nonostante i progressi verificati su alcune questioni individuate, restano da affrontare alcune questioni importanti».

Un forte appello all'Unesco per inserire Venezia e la sua laguna nella lista è stato lanciato in aula dal capo di Europa Nostra, Sneška Quaedvlieg-Mihailovic, che ha affermato che vietare l’ingresso in alle grandi navi è stato un buon primo passo ma che la città aveva bisogno di un piano olistico a lungo termine focalizzato su un’azione contro il cambiamento climatico e sostenuto dall’Unesco, dall'Ue e della società civile.

Ad alzare la voce è stato anche un componente del World Heritage Watch (WHW), in rappresentanza anche di FAI, We are Here Venice, WWF Venezia, Cittadini per L'Aria e LIPU Venezia, che il giorno prima avevano inviato una lettera a tutti i membri del Comitato del Patrimonio Mondiale esortandoli a sostenere la candidatura. WHW ha condannato la decisione del comitato e ha affermato che la questione delle navi da crociera è solo una piccola parte di una serie di gravi problemi che includono la governance inadeguata della città e il cambiamento climatico.

Il Comitato ha infine deciso che l'Italia dovrà presentare un rapporto aggiornato sullo stato di conservazione di Venezia e della sua laguna entro il 1° dicembre 2022, da discutere alla prossima riunione del Comitato del Patrimonio Mondiale nel 2023.

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