Señoras, perdón

Il Prado riparte lasciando spazio alle donne

Alejandrina Gessler de la Cruz, «Le filatrici», 1872
Roberta Bosco |  | Madrid

La prima mostra temporanea organizzata dal Museo del Prado dopo la riapertura il 6 giugno scorso aspira a riparare un torto di secoli: l’assenza delle donne in un museo che nei suoi 200 anni di storia ha organizzato solo due mostre monografiche di artiste. L’obiettivo del Prado è duplice: redimersi e allo stesso tempo, in un momento in cui far arrivare opere dall’estero è complicato e ancor più caro, approfittarne per mostrare lavori da sempre nascosti nei depositi, dopo averne restaurati ben 40.

Resta da vedere quanti passeranno a far parte della collezione permanente, finora tanto squilibrata da sfiorare la misoginia. «Invitate. Frammenti su donne e ideologia nelle arti plastiche (1833-1931)» riunisce fino al 14 marzo 130 opere per riflettere sul ruolo delle donne nel sistema dell’arte spagnolo, dal regno di Isabella II a quello di suo nipote Alfonso XIII. La selezione di Carlos G. Navarro, conservatore di Pittura del museo, è eterogenea. Il nudo di Aurelia Navarro le causò tanti e tali problemi da costringerla a rifugiarsi in convento e le scene familiari che la regina Isabella II copiava da Murillo non impedirono che fosse tacciata di libertinaggio. Molte opere hanno partecipato a mostre internazionali o hanno vinto i premi nazionali, creati dal 1853 per promuovere l’arte spagnola e per costruire un’immagine ideologica della nazione.

Ci sono anche sezioni dedicate al tema della «donna perduta», della ribelle e alla femminilità raffigurata come allegoria di tutti i vizi. Tra i pezzi più curiosi gli spezzoni di un film di Alice Guy-Blaché, una delle prime cineaste, che parla di un mondo dominato dalle donne in cui gli uomini sbrigano le faccende domestiche.

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