Scuola-lavoro: alternanza anche nei beni culturali

Critiche e forti proteste, ma tra archivi e musei ci sono vari progetti che servono ai giovani

Sono 852 gli studenti che hanno partecipato a Roma al progetto «MaXXI A[r]t Work»
Federico Castelli Gattinara |  | Roma

L’Alternanza scuola-lavoro (Asl), sulla scia di analoghe esperienze europee, esiste da tempo anche in Italia sebbene sia balzata alla ribalta tre anni fa con la legge 107 (nota come Buona Scuola), che la potenzia enormemente e la rende obbligatoria. È un percorso formativo per gli allievi degli ultimi tre anni delle scuole superiori, nato come «modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica, aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio, e in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi». Si può svolgere in aziende, enti locali, musei, istituzioni pubbliche e private accreditate presso il Miur, scelte di volta in volta dai presidi dei vari istituti che stipulano accordi specifici e che su di esse redigono a fine anno
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