Scompare a 100 anni Henry Kissinger, simbolo del potere globale americano

Uno degli uomini più fotografati del suo tempo, con quegli occhiali immediatamente riconoscibili, lo statista è stato sovente bersaglio della satira degli artisti

«Poor Richard (no. 37)» (1971) di Philip Guston: bersaglio dell'artista americano sono Nixon e Kissinger, qui raffigurato come un paio di occhiali dalla montatura spessa. D.A.P./National Gallery of Art
Louis Jebb |  | Kent

All’età di 100 anni (li aveva compiuti il 27 maggio) il 29 novembre è morto a Kent, in Connecticut, Henry Kissinger, una delle figure politiche internazionali più importanti e controverse della sua generazione. In qualità di Segretario di Stato americano del presidente Richard Nixon e poi del suo successore Gerald Ford (e, da allora, di consigliere in qualche modo di tutti i Presidenti degli Stati Uniti) negli anni Settanta Kissinger è stato un agente della Realpolitik americana e del processo di pace, nonché del riavvicinamento degli Stati Uniti alla Cina comunista che portò alla celebre visita di Nixon in Cina nel 1972 per incontrare Mao Tse-Tung.

Per il suo ruolo di architetto della diplomazia statunitense nel Sud-est asiatico e dell’impegno del Paese in Vietnam, Cambogia e Laos, che comportò bombardamenti a tappeto e distruttivi cambi di regime, nonché del sostegno degli Stati Uniti ai regimi di destra in Argentina e Cile, Kissinger si è ritrovato a essere il bersaglio delle proteste per i diritti umani dell’ultimo mezzo secolo, nonché il più controverso vincitore  (nel 1973) del Premio Nobel per la Pace.

Negli anni Settanta, epoca in cui gli occhiali da vista erano sfoggiati da artisti come Andy Warhol o la rockstar Elton John, la montatura usata da Kissinger era una sorta di dispositivo grafico immediatamente riconoscibile. 

Disgustato dall’impegno degli Stati Uniti nel Sud-est asiatico, nel 1971 l’artista Philip Guston disegnò Nixon nei panni di un componente del Ku Klux Klan o come uno scroto e un pene (tre anni prima delle sue dimissioni dopo il caso Watergate), mentre Kissinger fu raffigurato come un paio di occhiali dalla montatura spessa.

A ispirare a Guston i graffianti disegni di Nixon e Kissinger era stata la lettura dei primi capitoli di La nostra gang dell’amico Philip Roth, con la sua storia satirica di Trick E. Dixon. Nel 2016-17 quei fogli sono stati oggetto della mostra «Philip Guston: Laughter in the Dark, Drawings From 1971 & 1975», nella sede newyorkese di Hauser & Wirth della West 22nd Street.

In «Searching for K» (1986) l’artista cileno Alfredo Jaar si è servito di pagine delle memorie di Kissinger del 1979 e del 1982 per ricostruirne il ruolo nel rovesciamento della democrazia in Cile nel 1973 e nell’ascesa al potere del dittatore Augusto Pinochet.

All’inizio degli anni Duemila l’artista Jan Frank ha realizzato una serie di tele di grandi dimensioni, «The Nixon Suite» raffiguranti, in stile Philip Guston,  gli occhiali dalla montatura spessa dell’ex Segretario di Stato. Scriveva «The Art Newspaper» nel 2009: «Quando Frank seppe che Kissinger si trovava a New York per essere fotografato dal suo vecchio amico Steve Pyke, il ritrattista del “New Yorker”, non perse tempo e trasportò il suo gigantesco dittico degli occhiali di Henry fino al luogo della sessione di posa. Nonostante un servizio di sicurezza comprensibilmente molto stretto, Frank riuscì a portare la sua smisurata tela fino allo studio fotografico e così, alla fine, il politico fu fotografato da Pyke proprio davanti al quadro degli occhiali, un’immagine intrigante attualmente esposta alla mostra di nuovi ritratti di Pyke alla  galleria Flowers di Madison Avenue».


Un figlio della Baviera
Kissinger nasce a Fürth, in Baviera, come Heinz (in seguito Henry) Alfred nel 1923. Un decennio dopo, in seguito all’ascesa al potere dei nazisti, a scuola è oggetto di azioni antisemite. La sua famiglia lascia la Germania nel 1938, diretta prima a Londra e poi a New York.

Ben prima della sua ascesa politica a Washington, Kissinger si era fatto una brillante reputazione come accademico di Harvard, dove il suo Harvard International Seminar aveva contribuito a creargli connessioni internazionali. Il suo studio sul Congresso di Vienna, A World Restored: Metternich, Castlereagh and the Problems of Peace, 1812-22 (1957) ha elaborato la sua visione «da grande uomo» della storia, che ha alimentato la sua vita di diplomatico più influente del suo tempo, facendo leva su connessioni individuali e negoziati segreti.

«In quanto figlio dell’Olocausto e studioso di statistica dell’epoca napoleonica Kissinger intuì che a plasmare il mondo erano grandi uomini e grandi forze. Sapeva che personalità e politica non potevano mai essere completamente disgiunte. La segretezza gli veniva naturale come strumento di controllo. E aveva una sensibilità istintiva per i rapporti di forza e gli equilibri, sia psicologici che geostrategici», ha scritto Walter Isaacson in Kissinger: A Biography, pubblicata nel 1992.

Quando, nel 1976, Richard Avedon scattò la  celebre fotografia di Kissinger (ora nella collezione del Metropolitan Museum of Art), lo statista chiese al fotografo di «essere gentile». «Mi sarebbe piaciuto chiedergli, confidò Avedon allo scrittore Alain Elkann nel 2014, che cosa intendesse dire. Avrei dovuto renderlo più giovane, più alto o più magro?».

Kissinger è stato un punto fermo degli illustratori, conquistandosi le copertine di «Time» o «Newsweek»:  di quest’ultima è la famosa copertina «Superman»  del giugno 1974, all’apice dello scandalo Watergate, quando Kissinger era spesso l'unico confidente di Nixon mentre il mandato del presidente volgeva al termine. Il caricaturista vietnamita Nguyen Hai Chi (Choé) lo raffigurò come la Statua della Libertà, ma con in mano una frusta.

Noto collezionista d'arte e a per un certo tempo trustee del Metropolitan Museum of Art di New York, Kissinger era una figura onnipresente nei raduni internazionali dei «grandi e buoni».  All’inizio di quest'anno, mezzo secolo dopo i giorni di «Nixon in Cina», era tornato nel Paese, onorato da Xi Jinping e dal suo regime.

Nel suo caustico libro di memorie Palinsesto (1995), lo scrittore americano Gore Vidal descrive l’incontro con Kissinger a Roma in una serata in cui il presidente della Fiat Gianni Agnelli e la sua famiglia avevano preso possesso della Cappella Sistina appena restaurata, seguita da una cena nella Galleria delle Statue in Vaticano. «Mentre lasciavo [Kissinger] che guardava assorto i dannati precipitati nell'Inferno nel Giudizio Universale [di Michelangelo] (ora bello e luminoso come un Tiepolo), scrive Vidal, dissi alla signora che era con me: "Guarda, cerca un appartamento“».

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