Saraceno libera l’aria e ascolta l’universo

Allo Shed di New York, nella maggior mostra dell’artista argentino mai organizzata negli Usa, un futuro ecologico post carbon fossile

Un tratto dell’installazione site specific «Particular Matter(s)». Cortesia dell’artista
Federico Florian |  | New York

The Shed ospita fino al 17 aprile «Particular Matter(s)», la più grande mostra mai organizzata negli Stati Uniti dell’argentino Tomás Saraceno. Il fulcro è l’installazione site specific «Free the Air: How to hear the universe in a spider/web», un’ampia struttura su due livelli in cui i visitatori, avviluppati da una nebbia leggera, sono invitati a percorrere un’architettura sospesa di ragnatele oversize, al suono di vibrazioni e frequenze quasi soprannaturali.

Altra nuova produzione è «We Do Not All Breathe the Same Air» che consiste in un meccanismo per registrare il livello d’inquinamento dell’aria, innescando una riflessione su geografia, inquinamento atmosferico e giustizia ambientale. Tra le altre opere, l’«Aerocene Backpack», kit portatile per sculture volanti contenute in uno zaino e attivate dall’aria e dal sole; e «Museo Aero Solar», una scultura fluttuante di centinaia di migliaia di sacchetti di plastica riciclati da tutto il mondo.

«Al centro del lavoro di Saraceno è un nuovo modo di abitare e fare esperienza del mondo, volto a un futuro ecologico post carbon fossile, dichiara la curatrice Emma Enderby. La sua arte ci pone di fronte alla necessità di rivalutare come percepiamo il mondo e come operiamo al suo interno: obiettivo che l’artista raggiunge grazie a collaborazioni non gerarchiche, in cui sfera umana e non-umana sono interconnesse l’una all’altra».

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