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Restauro

San Benedetto è pregato di attendere

La burocrazia rinvia la ricostruzione della Basilica a Norcia

La facciata della Basilica di San Benedetto a Norcia

Lo svuotamento delle macerie dall’interno della Basilica di San Benedetto doveva avvenire entro il 2019. Un inghippo burocratico tra la ditta incaricata del trasporto alla discarica e la Regione Umbria aveva fermato l’operazione, che è ripresa a maggio, ma Invitalia, che bandisce la gara d’appalto per la ricostruzione, a causa dell’emergenza Covid ha rinviato le date di presentazione delle offerte al periodo con forte delusione del sindaco Nicola Alemanno: «Per un primo passo così importante constato, ancora una volta, come la tempistica dei lavori pubblici sia così strenuamente vincolata alle carte della burocrazia». Le linee guida impartite dalla commissione ministeriale presieduta da Antonio Paolucci sono comunque chiare: l’edificio va ricostruito «com’era».

L’ingegnere Paolo Iannelli, soprintendente speciale per il patrimonio artistico colpito dal sisma del 2016 nel Centro Italia illustra il futuro della chiesa-simbolo: «Il bando non può essere un concorso internazionale di idee ma un documento di indirizzo dettagliato. I margini di idee sono ridotti anche per evitare tempi lunghi». Appunto: i tempi? «Data la complessità, perché il progetto sia pronto servirà un annetto. Grazie al team del nostro Ministero dei Beni culturali forniamo un “pacchetto” che comprende tutto, dal percorso storico e architettonico alla simbologia e al forte valore sociale e devozionale della chiesa».

La comunità di Norcia ha criticato il fatto che non siano già iniziati i lavori. «Invito sempre tutti a dare sollecitazioni, è giusto che ci sia attenzione, risponde Iannelli. Ma la messa in sicurezza e la stabilizzazione dell’edificio con il recupero delle opere fanno parte della ricostruzione stessa». «L’ottimo studio preliminare dello staff di Iannelli ha raccolto le documentazioni storiche, compresi i continui rifacimenti della chiesa», interviene Marica Mercalli, che ha diretto la Soprintendenza dal giugno 2016 al 4 maggio scorso.

«Per quanto possibile si tratterà di un restauro delle parti rimaste. La difficoltà principale sarà garantire la massima sicurezza strutturale, antisismica, riproponendo le forme antiche. Per il “rivestimento” verrà riproposto l’apparato murario usando tecniche tradizionali e le pietre che abbiamo salvato e catalogato». Perché è servito tanto tempo per sgombrare? «Oltre a essere una massa enorme, le macerie “puntellavano” le murature, per cui abbiamo dovuto procedere gradualmente, anche per salvaguardare quanto rimasto, come alcune decorazioni ad affresco ritrovate che resteranno a vista».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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