Samorì rilegge il mito di Deucalione e Pirra

A Villa d’Este Andrea Bruciati ha invitato l’artista forlivese a esporre lavori inediti, realizzati sulla suggestione dei luoghi abitati dal cardinale Ippolito d’Este

Una delle opere di Nicola Samorì esposte a Villa d’Este a Tivoli
Arianna Antoniutti |  | Tivoli

Le Sale di Villa d’Este a Tivoli, con il loro fastoso apparato decorativo, ospitano fino al 27 marzo la mostra «Le Ossa della Madre» di Nicola Samorì. L’esposizione, curata da Andrea Bruciati, nasce nell’ambito dell’iniziativa «Level O» di ArtVerona, che ogni anno cerca connessioni fra artisti, gallerie e istituzioni museali.

Samorì, pittore e scultore (Forlì, 1977), rappresentato dalla galleria romana Monitor, è stato invitato da Bruciati, direttore delle Villae (Villa Adriana e Villa d’Este), a esporre lavori inediti, realizzati sulla suggestione dei luoghi abitati dal cardinale Ippolito d’Este.

Samorì, muovendo dallo studio dell’arte del passato, ha realizzato opere che, al di là della retorica del «dialogo fra arte contemporanea e antico», cercano realmente una connessione con gli ambienti della Villa.

Il titolo della mostra fa riferimento al mito di Deucalione e Pirra, destinati a ripopolare la terra dopo il diluvio. Un oracolo aveva detto loro di gettare «le ossa della grande madre», ossia le pietre, facendo nascere da esse nuovi uomini e donne.

Così legge il mito Samorì: «Grattare la superficie, scavare, dissotterrare, guardare indietro, lanciare i sassi/semi alle proprie spalle. Come se per ritrovare la forma, per rigenerare il corpo, si dovesse ripartire dal passato», che in ciascuna sala pone le proprie pietre scolpite o dipinte: onici, marmi, brecce.

Nella Sala di Noè, affrescata intorno al 1571 da Girolamo Muziano, è collocato il dipinto su onice «Solstizio d’Inferno», mentre nel Salone della Fontana sono esposte ventiquattro pietre dipinte e quattro busti marmorei, la cui levigata perfezione è segnata da lesioni e squarci.

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