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Restauro

Salvato un affresco. Anzi, 620

Nella Basilica Inferiore di Assisi restaurati il nartece e la Cappella di Santa Caterina

Una veduta degli interni di Santa Caterina di Assisi

Assisi (Pg). Basilica di San Francesco e Sacro Convento ad Assisi costituiscono un cantiere che non può avere fine, ma negli ultimi tempi si sono registrati passi decisivi. Nella Chiesa Inferiore sono stati restaurati due cicli di affreschi: quello realizzato da Andrea da Bologna, o de’ Bartoli, nella Cappella di Santa Caterina (datati 1373), e quello eseguito nel Seicento da Cesare Sermei lungo i 40 metri del nartece. Entrambi gli interventi sono stati resi possibili grazie al crowdfunding «Salva un affresco» lanciato dal quotidiano «la Repubblica», a donazioni private e a un contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo.

In parallelo si sta lavorando alla collezione di vetrate storiche del Sacro Convento: oltre a quelle già allestite nella Sala Papale, un altro centinaio gode di una nuova sistemazione in un deposito attrezzato dotato di rastrelliere e cassettiere retroilluminate, accessibile su richiesta.

620 metri quadrati di affreschi
Gli appena conclusi interventi nella Cappella di Santa Caterina e nel nartece, per un totale di 620 metri quadrati di affreschi, sono costati 442.475 euro di cui 71.714 raccolti con crowdfunding. I lavori, iniziati nel 2016, si sono svolti sotto la guida del capo restauratore della Basilica Sergio Fusetti. Per quanto riguarda le vivaci scene della vita di santa Caterina affrescate nel Trecento sulle pareti e sull’arcone della cappella a pianta ottagonale intitolata alla santa, i francescani hanno precisato che l’obiettivo primario era rimuovere «i cospicui strati di polvere, dovuti ai circa sei milioni di visitatori l’anno».

Una volta asportati «i depositi di particellato atmosferico e gli strati di sporco accumulati», i restauratori hanno ripristinato «l’adesione della pellicola pittorica all’intonaco sottostante»; nella terza e ultima fase hanno provveduto alla «reintegrazione della pellicola e alla protezione finale delle superfici con resine acriliche». Per quanto riguarda gli affreschi del Sermei nel nartece, lo scenario era più complesso: «È stato necessario in primo luogo riparare le parti danneggiate del tetto da cui erano penetrate le infiltrazioni d’acqua, per poi procedere con il restauro finale».

Con 10mila metri quadrati di affreschi da manutenere, tra Chiesa Superiore e Inferiore, i francescani fanno notare che «l’ultimo intervento a tutela delle opere nella Basilica Inferiore risaliva ai primi anni Settanta. Dopo il terremoto del 1997 i lavori si concentrarono sulla Basilica Superiore, gravemente danneggiata dal sisma. In quella Inferiore, invece, le pitture murali avevano subito soltanto lievi dissesti. Per questo motivo, qui furono eseguiti quasi esclusivamente interventi di monitoraggio e messa in sicurezza».

La collezione del Convento
Altro tipo di intervento quello sulle vetrate istoriate del deposito. Ne hanno restaurate un buon numero Roberta Bollati ed Elisabeth Huber del Laboratorio Ceramiche, Vetri e Smalti dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (Iscr) di Roma sotto la direzione di Daila Radeglia e Francesca Valentini. La notizia interessante è che ora si trovano in un deposito accessibile agli studiosi adiacente alla Basilica Superiore. Si tratta di un magazzino attrezzato con un nuovo sistema di armadiature dove quelle vetrate si possono ammirare con luce retrostante.

Le due restauratrici hanno tra l’altro consegnato al Sacro Convento due volumi, di cui uno resta in deposito, con la scheda di ciascun pannello vetrario conservato nel Convento con indicata l’esatta collocazione nelle armadiature. La Basilica vanta infatti uno straordinario corredo vetrario che va da inizio Duecento a inizio Trecento, ma non va trascurato il pregevole patrimonio che non è in chiesa: insieme a qualche testimonianza trecentesca, la maggior parte di queste narrazioni su vetro risale all’800 mentre un gruppo, di fine ’400, viene da Foligno e Perugia e fu acquistato dal Convento nel ’700. I pezzi più pregiati sono conservati nella Sala Papale, gli altri nel deposito.

Anche nel caso della collezione di vetrate del Sacro Convento il terremoto del 1997 ha rappresentato una cesura: era allo studio l’allestimento dei pannelli quando il sisma, ricorda listituto religioso, ha interrotto «la progettazione delle soluzioni prospettate. i pannelli sufficientemente conservati sono stati così sistemati nella Sala Papale». A partire dal 2011 i tecnici dell’Iscr hanno proceduto alla mappatura dello stato di conservazione di tutte le vetrate e nel 2016 hanno dato avvio ai restauri e ai lavori per un nuovo allestimento per valorizzare questi brani di arte fatta di luce e rifrazione cromatica.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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