Rovesciata e conficcata a testa in giù

Una bizzarra impostazione inusuale che da sola vale per ogni futura citazione

Gaggero & Luccardini |  | Hachioji

Caro Gaggero,
Nella gerarchia piramidale di questo edificio il posto apicale è nel sottosuolo e ognuno è libero di trarne le proprie conclusioni. Si tratta di un’opera del 1965 di Takamasa Yoshizaka che aveva fatto apprendistato nella bottega di Le Corbusier: al maestro è piaciuto questo manufatto cubista, soprattutto per la sua bizzarra impostazione inusuale che da sola vale per ogni futura citazione. Non sappiamo com’è gestito lo spazio all’interno, ma è presumibile che l’aula più grande sia all’ultimo piano, dov’è possibile anche incontrasi nelle pause ristoro dei seminari, godendo di una vista dall’alto sulla baia di Tokyo.
Luccardini

Caro Luccardini,
In una piramide non è facile entrare e nemmeno sapere dov’è la camera mortuaria. Tutto è fatto per mantenere il segreto! Figuriamoci se in una piramide rovesciata si sa com’è gestito lo spazio interno. Cheope sarebbe impazzito se avesse conosciuto Takamasa Yoshizaka e il suo mentore Le Corbusier. Una piramide così non la scardina nessuno! Anche i tagliatori di pietra, i poveri schiavi e tutte le maestranze di cantiere non ne sarebbero usciti tanto in bolla. Ma Cheope, nella sua ieratica saggezza, dopo aver digerito l’indigestione della sera prima, avrebbe detto a Yoshizaka e Corbù: «Ma nel 1963 fate ancora roba cubista?» E li avrebbe liquidati. A modo suo naturalmente.
Gaggero

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