Roma non può avere il Museo, come il Louvre, il Prado o il Met. Il suo grande museo sono i Vaticani

In una lettera a «Il Giornale dell’Arte», l’ex direttrice della Galleria Nazionale d’Arte antica di Palazzo Barberini Maria Grazia Bernardini replica all’intervista di Flaminia Gennari Santori

Una veduta esterna di Palazzo Barberini, che ospita la Galleria Nazionale d’Arte antica. Foto: Alberto Novelli. © Alberto Novelli/Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma
Maria Grazia Bernardini |  | Roma

Ho letto con interesse l’intervista che Flaminia Gennari Santori, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, ha rilasciato a «Il Giornale dell’Arte» nel numero di novembre, dove fa un bilancio della sua attività durante i due mandati di incarico di direzione.

Desidero però sottolineare che alcuni passaggi della sua intervista mi hanno suscitato qualche perplessità e anche un po’ di amarezza e qui illustro le motivazioni. Tre punti in particolare mi hanno lasciato sconcertata. 

Il primo punto è quando dichiara che «Palazzo Barberini è diventato un museo». Vorrei ricordare che la Galleria Nazionale d’Arte Antica, che nasce come istituzione alla fine dell’Ottocento, trova la sua sede a Palazzo Barberini nel 1959 e allora il palazzo era occupato dal Circolo Ufficiali. Inoltre le opere provenivano da acquisti e lasciti sporadici e quindi nell’insieme la Galleria non aveva una raccolta organica. Non possiamo dimenticare gli sforzi, l’impegno profuso dai precedenti soprintendenti e funzionari che hanno focalizzato il loro lavoro all’acquisizione degli spazi occupati e a rendere più ricca la collezione d’Arte Antica con il recupero di tante opere conservate in palazzi governativi e ambasciate e nuove acqusizioni.

Negli ultimi anni, grazie alla loro sollecitudine e a una stretta collaborazione il soprintendente Claudio Strinati, la direttrice della Galleria Lorenza Mochi Onori e Rossella Vodret, hanno ottenuto la liberazione degli spazi rendendoli fruibili dalla Galleria. Né possiamo dimenticare gli sforzi e l’impegno dei successivi direttori, Anna Lo Bianco, Angela Negro e me, insieme a Laura Cherubini, architetto della Soprintendenza architettonica, per restaurare il palazzo e dotarlo degli impianti, per allestire le sale recuperate e l’ala dedicata all’arte del Settecento, per dare vita a iniziative rivolte al pubblico, per realizzare restauri di tante opere e disegni.

Per non parlare di Palazzo Corsini che aveva ricevuto, grazie al lavoro di Paola Mangia, un attento allestimento basato sugli antichi inventari. La Galleria Nazionale d’Arte Antica, suddivisa tra Palazzo Barberini e Palazzo Corsini, era diventato un grande museo, e nel 2011 si inaugurò l’apertura della nuova ala di Palazzo Barberini: la Galleria Nazionale aveva atteso circa sessant’anni per ottenere il trasloco del Circolo Ufficiali e, dopo i lavori di restauro e allestimento, trovava la sua sede definitiva. Quando è arrivata alla direzione della Galleria, Flaminia Gennari Santori aveva trovato dunque un museo completo, ben articolato, ben documentato, ben allestito. Perfettibile certamente.

La seconda affermazione della Gennari Santori che mi ha lasciato molto perplessa riguarda il rapporto tra Roma e il museo: «a Roma oggettivamente mancava un museo».

Siamo sicuri? Prima di tutto dobbiamo considerare la storia di Roma: la città eterna non può avere il Museo, come il Louvre o il Prado, perché non è stata retta da una casa regnante, o come il Metropolitan Museum di New York, nato alla fine dell’Ottocento grazie agli ingenti patrimoni di filantropi e collezionisti, certamente non legato alla storia della città. Roma era governata da pontefici la cui carica è elettiva. Ad ogni cambio di papa, nasceva un nuovo palazzo e una nuova collezione d’arte. Per questo Roma ha tante gallerie private, Borghese, Corsini (poi divenute statali), Doria Pamphilj, Pallavicini, Colonna, e non ha il grande museo, che in realtà sono i Musei Vaticani.

Quando l’Italia diventò nazione, alla fine del XIX secolo, lo Stato italiano avviò una campagna straordinaria per costituire musei nazionali, che superassero la realtà delle singole regioni. A Roma nacquero il Museo Nazionale Romano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la Galleria Nazionale d’Arte Antica, solo per citarne alcuni. La città di Roma offre un panorama straordinario di istituzioni museali tutte molto curate, ben allestite, ricchissime di suggestioni, e tra queste le più importanti sono il Museo Nazionale Romano, i Musei Capitolini, la Galleria Borghese, il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Terzo e ultimo punto che mi ha fatto riflettere è la risposta alla domanda «quale si augura sia la prima reazione del pubblico quando entra nel Palazzo». Gennari Santori afferma: «Volevo fin da subito che la prima percezione fosse la limpidezza dell’allestimento».
Maria Grazia Bernardini
Anche in questo caso dovremmo ricordare che la Galleria è ospitata in uno dei palazzi più belli e importanti di Roma, realizzato dai tre più grandi architetti del ’600, Carlo Maderno, Francesco Borromini, Giovan Lorenzo Bernini, e decorato dall’artista che più incarna l’arte del barocco, Pietro da Cortona. Il palazzo fu commissionato tra l’altro da Urbano VIII, papa dalle mille sfaccettature, poeta lui stesso, e grandissimo mecenate.

Grazie al suo formidabile intuito, una volta salito al soglio pontificio, si rivolse non agli artisti bolognesi che fino ad allora avevano realizzato opere sublimi, ma ai giovani artisti talentuosi, Bernini, Vouet, Pietro da Cortona, Poussin, dando vita ad uno nuovo e caratteristico stile, magniloquente, spettacolare, ambizioso. Il palazzo veniva considerato una reggia, era sontuoso e innovativo con le grandi arcate a vetri.

Oggi si è perso il senso della bellezza e del prestigio dell’edificio e forse non si ha memoria della grandezza del pontificato di Urbano VIII. Per questo andava creata all’inizio della visita della Galleria una sezione dedicata alla famiglia Barberini e al palazzo.

Vorrei da ultimo ricordare che il direttore della Galleria Nazionale d’Arte Antica oggi è un dirigente con conseguente stipendio, ha autonomia gestionale e dispone di notevoli fondi. Prima il direttore era un funzionario, senza autonomia e pochissimi fondi.

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