Roma Arte in Nuvola, maestosa e istituzionale

La fiera, indubbiamente di qualità, vede trionfare tra gli stand i grandi artisti italiani del secolo scorso anche se le vendite non raggiungono ancora i risultati auspicati

«Via di qui» (2019) di Veronica Botticelli nello stand della Galleria Anna Marra di Roma
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Si è conclusa domenica 26 novembre la terza edizione di «Roma Arte in Nuvola», la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea della Capitale, che trae il nome dal luogo che la ospita, la visionaria Nuvola progettata da Massimiliano Fuksas, grande cubo di vetro ospitante una gigantesca e polimorfa tensostruttura bianca che sembra galleggiare come un immenso nembo leggero (in verità di molte tonnellate) sulle teste dei visitatori. È, a detta di tutti, opera d’arte in sé, la prima da ammirare accedendo in questa grande mostra di arte, cultura e mercato.

Patron ne è Alessandro Nicosia, direttrice artistica Adriana Polveroni. Protagonisti, le opere, e, per la prima vola, le istituzioni pubbliche, in qualità di «espositori». A principiare dal Ministero della Cultura, che ha irradiato la sua presenza in stand dedicati all’attività della Direzione Generale Creatività Contemporanea, a opere della collezione del MaXXI, del Museo delle Civiltà, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e dell’Archivio Storico Istituto Luce Cinecittà. Poi, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, che ha presentato una selezione di opere della Collezione Farnesina. Infine, la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, con la mostra «La città delle donne. Un secolo di corpi femminili e Roma (1855-1955)».

Due i macrosettori dell’offerta delle 150 gallerie in fiera: arte moderna al piano terra del grande edificio, e arte contemporanea al primo piano. Al secondo, nel cuore della Nuvola, c’è invece lo spazio per conferenze e talk. Al primo piano figurava anche lo stand con i dipinti e le sculture degli artisti aborigeni contemporanei del paese ospite, l’Australia. In quanto alle opere e agli artisti, re assoluto è risultato Mario Schifano, il più rappresentato in fiera. E poi una regina: Carla Accardi. Molte le opere di questi due «monarchi», della Pop art il primo e del segno-pittura la seconda, cui il mercato ha arriso negli ultimi tempi.
«Rossoviola» (1992) di Carla Accardi
Per Schifano i prezzi variavano dai 20mila a 160mila euro, per la Accardi, dai 45mila ai 250mila. Folta anche la presenza delle opere di Boetti, e non solo le tante riunite nella mostra monografica che gli ha dedicato Tornabuoni. I prezzi per un Boetti, qui, ma anche in molte altre gallerie, partivano all’incirca da 50mila euro per arrivare fino a 5 milioni. Altro trionfatore, Giorgio Griffa, con prezzi oscillanti da 10mila euro a 50mila. Anche Franco Angeli spiccava in molti stand, con prezzi da 5mila a 60mila euro. Altri protagonisti della kermesse: Salvo, Bonalumi, Isgrò, Biasi, Dorazio, Gilardi.

Tra gli stand più elaborati, quelli della romana Ex Elettrofonica (opere di Pietrella, Moscardin, Breviario. Marcolin, Picco), di Montoro12, di Bruxelles (con lavori di De Ruvo, Pediconi, Padroni, Kievert, Javnes), di Dino Morra di Napoli (pittura e scultura di Luca Zarattini), Anna Marra, Roma (Nonnis, Botticelli) e Galleria Lombardi, Roma (Angeli, Schifano, Accardi). La più radicata nella storia, la Galleria Russo di Roma esponeva opere di Balla, Sironi, PirandelloCapogrossi, solo per citarne qualcuno.
«Dear Kengiro» (2019) di Emmanuele De Ruvo nello stand della Galleria Montoro 12, Bruxelles
Galleristi, collezionisti e artisti interpellati, hanno tutti espresso ammirazione per l’impresa fieristica in sé e per il coraggio del fondatore, Nicosia, meno per gli esiti auspicati nel settore vendita, e in quello delle presenze. Vari hanno reclamato l’assenza di un comitato curatoriale, responsabile di scelte culturali più incisive, e indicato come non soddisfacente il livello di un numero limitato di gallerie, coincidenti quasi tutte con il settore curato dalla Regione Lazio, al secondo piano della Nuvola di Fuksas.

Di quest’ultima hanno tutti esaltato la magnificenza, ma, alcuni, anche la poca funzionalità. Un difetto che l’accomuna all’edificio del MaXXI. Per molti, tra quelli interpellati, è stato ritenuto buon segno la presenza di parecchi giovani tra i visitatori, ma anche tra gli espositori, come gli studenti-artisti dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Tra i galleristi, la palma del più giovane va al ventinovenne Federico Papa della romana Tiber Art, che chiosa: «È stata una fiera stimolante. Occasioni simili ti fanno capire perché hai scelto questo lavoro, faticoso ma bellissimo».

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