Robertaebasta è tornata

Finarte presenta la seconda vendita di 171 lotti della collezione della storica mercante milanese, diventata famosa grazie a programmi televisivi

Roberta Tagliavini
Michela Moro |  | Milano

«Robertaebasta is back» è il titolo della seconda asta dei 171 lotti scelti da Roberta Tagliavini, storica mercante milanese, offerti all’incanto da Finarte a Milano il 5 aprile. Conosciuta per i suoi mobili Art Nouveau, le arti decorative del XX secolo e più in generale per gli arredi e oggetti del Novecento, Robertaebasta apre nel 1967 con Roberta Tagliavini, oggi affiancata dal figlio Matteo Martinelli.

Da sempre nel quartiere di Brera, Roberta ha ampliato il proprio parterre con due programmi televisivi legati alla propria professione, che certamente hanno raggiunto telespettatori prima ignari e che saranno forse interessati anche alla vendita all’asta.

«Cash or Trash» è un programma condotto da Paolo Conticini in cui quattro esperti del settore, uno deiquali è Roberta Tagliavini, ingaggiano battaglie serrate a colpi di rilanci per aggiudicarsi i pezzi migliori e più esclusivi; sarà di nuovo in onda sul canale Nove dal 9 aprile tutte le sere alle 19.15.
Nel docureality «La mercante di Brera» Roberta Tagliavini apre le porte della sua attività. Aste all’ultimo rilancio, oggetti imperdibili, pezzi di antiquariato unici nel loro genere, è stato un programma sulla vita quotidiana della protagonista, sempre andato in onda sul Canale Nove, di cui si sta pianificando una seconda stagione.

Mentre la signora viaggia tra l’Oman e la più vicina fiera di antiquariato Modenantiquaria, Matteo Martinelli racconta le aste e l'esperienza in Tv: «“La mercante di Brera” è stato un programma di grande successo, il terzo programma più visto di Nove dopo Crozza e il Tg. Ora non è in onda perché stiamo trattando per una seconda stagione, ma si può vedere dal sito. E da lì c’è stata un’esplosione. È la storia di mia madre ed è tutto vero. Si vedono gli acquisti che fa, i camion che arrivano la mattina, lei che mette a posto, i restauri e poi le vendite».

Che cosa vi aspettate da questa asta, oltre al fatto che ovviamente che vada bene?
Quando abbiamo programmato la prima asta, sapevamo già che ce ne sarebbe stata una seconda, quindi diciamo che il grosso del lavoro è stato fatto tra settembre e ottobre 2021; siamo rimasti molto soddisfatti dei risultati della vendita. Ci aspettiamo un buon esito anche questa volta, anche perché con il successo che abbiamo ottenuto con i programmi televisivi abbiamo moltissime richieste, quindi l’asta può essere una possibilità per poterci raggiungere da parte di un maggior numero di persone.

Il catalogo è diviso per settori: è stata una scelta editoriale?
È stata soprattutto di Finarte, che ha preferito una divisione per tipologia di merce: c’è molta illuminazione, e poi sedute, opere d’arte e tavoli. Approvo l’idea perché uno che vuole una lampada abbia una scelta compatta. È molto logico.

Poiché sua madre è una famosa mercante, non c’è il rischio di un conflitto d’interessi tra l’essere una mercante e poi invece vendere all’asta?
Non ritengo che ci sia conflitto d’interesse; credo piuttosto che l’asta sia un’espansione del negozio perché consente di raggiungere un pubblico più ampio, è un po’ come partecipare a una fiera. In linea di principio però lei ha ragione, un conto è l’asta e un conto è il mercante. Ma in questo caso invece è solo un modo per aprire le porte a un pubblico più vasto.

Anche televisivamente fate un po’ la stessa cosa.
«Cash or Trash» è un programma di intrattenimento per un pubblico molto ampio. È divertente la struttura perché spalanca le porte sul mondo delle aste, sulle trattative e le varie conflittualità tra mercanti. Mentre “La mercante di Brera” è uno spaccato reale su un mondo che la gente non conosce; l’idea era proprio fare vedere quello che c’è dietro a una galleria perché la gente pensa che stai lì, ti cadono miracolosamente i pezzi dentro, che sono un po’ impolverati, che fanno paura alla gente. Volevo mostrare la dinamicità che c'è dietro il nostro lavoro.

Tornando all’asta, il catalogo è piuttosto ampio, con 171 pezzi. Quali sono quelli più rilevanti? Le stime sono basse, così come le basi d’asta...
L'asta è stata pensata per raggiungere un pubblico vasto. Non volevamo essere la solita galleria che espone pezzi da 200-300mila euro. Le stime sono basse perché l’asta vuole proporre una democratizzazione del nostro lavoro; tutti possono arrivarci, tutti possono permetterselo e, se vogliono, lì possono comprare un pezzo di Robertaebasta. Grazie anche al successo della trasmissione televisiva la gente vuole comprare qualcosa da noi per poter dire che l’ha effettivamente preso da noi, ed è giusto che lo possano fare.

Tra i pezzi più rilevanti, spiccano «Us and them», sedute in poliuretano e acciaio disegnate da Gaetano Pesce con frangia a led completamente rimovibile stimate 8-10mila euro (base d'asta 6.500), la poltrona «Magritta Omaggio a Magritte, 1970» di Roberto Sebastian Matta stimata 2.500-3.500 euro (base d'asta 2mila) e la coppia di lampade da parete mod. 226 in metallo laccato e bachelite di Gino Sarfatti, prima serie con decalcomania originale e produzione Arteluce del 1959, stimata 9-11mila euro (base d'asta 8mila).

© Riproduzione riservata Poltrona «Magritta Omaggio a Magritte, 1970» di Roberto Sebastian Matta (stima 2.500-3.500 euro, base d'asta 2mila)
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