Ritrovamenti: a San Casciano dei Bagni si scava nell’acqua

Lo straordinario deposito votivo, composto da 24 Bronzi, nel Santuario del Bagno Grande

Le statue votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si) Una delle statue votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si) Una veduta aerea dello scavo a San Casciano dei Bagni (Si) Due delle teste votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si) Una delle statue votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si) Una delle statue votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si) Emanuele Mariotti con in braccio la statua di Igea Il ministro Sangiuliano in visita al laboratorio di restauro
Laura Giuliani |  | San Casciano dei Bagni (Si)

Annunciata con clamore alla presenza del ministro Gennaro Sangiuliano e del direttore generale dei Musei Massimo Osanna accorsi sul luogo dell’eccezionale ritrovamento, è stata già battezzata come la scoperta dell’anno: 24 grandi bronzi, di cui 5 statue a tutto tondo e 19 da ricomporre nelle loro parti anatomiche, sono emersi dal fango e dall’acqua della vasca del Santuario del Bagno Grande rinvenuto a San Casciano dei Bagni, piccolo borgo della Val di Chiana senese famoso per le terme e le prelibatezze enogastronomiche del territorio.

Già nel 2020 e nel 2021 gli scavi guidati da Emanuele Mariotti, incaricato dal Comune di San Casciano dei Bagni, con l’etruscologo Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena nonché direttore del progetto scientifico, avevano messo in luce un luogo di culto (dall’impianto di età augustea e ancor prima riconducibile alla fase etrusca) il cui carattere sacro era testimoniato da numerosi ritrovamenti, tra cui bronzetti e monete, e da una vasca sacra. Proprio dal fondo di quest’ultima sono emerse le straordinarie statue in bronzo, in perfetto stato di conservazione, che presumibilmente abbellivano il bordo esterno della grande vasca sacra. Databili tra II e I secolo a.C. ma con strascichi anche nel I d.C., le statue raffigurano le divinità venerate nel santuario insieme ai fedeli che le avevano donate.

«Quanto riemerso dal fango a San Casciano dei Bagni è un’occasione unica per riscrivere la storia dell’arte antica e con essa la storia del passaggio tra Etruschi e Romani in Toscana. La circostanza che delle statue conosciamo tutto il contesto, ci permette di comprendere il valore rituale delle offerte, ma anche l’interazione con il resto del deposito. L’acqua che ha conservato i capolavori toreutici è essa stessa oggetto della nostra ricerca, perché è proprio la centralità dell’acqua ad aver condizionato l’antica scelta di questo luogo sacro», spiega Tabolli.

Iscrizioni in etrusco e in latino incise sulle statue hanno consentito di risalire al nome della sorgente attorno alla quale sorse il santuario, straordinario palinsesto frequentato dal periodo tardo etrusco fino agli inizi del V secolo d.C., quando poi venne smantellato e abbandonato. «La complessità dell'edificio, chiarisce Mariotti, si esprime nel monumentale portico che circondava la vasca (almeno sei grandi colonne di ordine tuscanico), nel suo svilupparsi verso la sorgente su livelli diversi, e nel possente arco centrale, in grandi blocchi di travertino come il resto della struttura, destinato a rafforzare i lati della vasca e a sorreggere un piano superiore del monumento».

E aggiunge: «Lo scavo, articolato in vari settori all’interno e all’esterno dell’edificio sacro, ha restituito informazioni sulla sua storia e sulla storia della sorgente già nota da documenti d’archivio del ’500 e ’600. Tutto questo è stato raggiunto attraverso un grande sforzo di gestione dell’acqua con ancora il suo flusso continuo, una vera sfida alla capacità degli archeologi di lavorare in condizioni estreme».

Uno scavo all’insegna della multidisciplinarietà e del plurilinguismo che tra giugno e ottobre ha coinvolto una quarantina di studenti italiani e stranieri, reso possibile grazie al finanziamento da parte dell’Amministrazione comunale di San Casciano dei Bagni e il contributo di altri enti e fondazioni in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e il coinvolgimento di Wilma Basilissi dell’Istituto Centrale del Restauro. «Le statue, aggiunge Mariotti, saranno studiate da un’équipe di esperti di bronzistica e consolidate, prima di trovare sede all’interno del nuovo Museo di San Casciano dei Bagni che sorgerà in uno dei palazzi del centro storico».

Parallelamente la Soprintendenza ha siglato un accordo con il team di numismatici capeggiati da Giacomo Pardini dell’Università di Salerno per lo studio delle numerose monete venute alla luce nello scavo nell’ambito del progetto «Coin Finds Hub» del MiC (visite guidate allo scavo al sabato pomeriggio).

© Riproduzione riservata Gli archeologi Emanuele Mariotti e Jacopo Tabolli Una delle statue votive in bronzo ritrovata a San Casciano dei Bagni (Si)
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