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Riapre la Gemäldegalerie, lo scrigno di Dresda

Il museo dei dipinti e delle sculture collezionati nei secoli dai potenti elettori di Sassonia

Una sala di pittura italiana nella Gemäldegalerie Alte Meister in fase di allestimento. © SKD. Foto David Brandt

La Semperbau di Dresda, che ospita capolavori come «Donna che legge una lettera davanti alla finestra» di Vermeer e la «Madonna Sistina» di Raffaello, riapre il 29 febbraio al termine di un importante intervento di ristrutturazione costato 49 milioni di euro. Tra gli interventi, un nuovo tetto e un nuovo impianto di climatizzazione e il restauro degli arazzi fiamminghi a filo d’oro del XVI secolo.

L’ottocentesco edificio in stile neorinascimentale di Gottfried Semper, ampliamento del complesso di Palazzo Zwinger, è stato ristrutturato in due fasi per un periodo di sette anni, un’ala alla volta, per evitarne la chiusura totale. Sede di uno dei più ricchi tesori d’arte della Germania, frutto di secoli di collezionismo da parte dei potenti elettori di Sassonia, la Semperbau espone ora per la prima volta scultura dagli anni ’80 dell’Ottocento.

«Siamo tornati all’idea originaria di presentare insieme pittura e scultura», spiega Stephan Koja, direttore della Gemäldegalerie Alte Meister e della Skulpturensammlung. I quattro arazzi fiamminghi tessuti con filo d’oro e d’argento dell’atelier di Pieter van Aelst, ad esempio, sono allestiti insieme in una sala simile a una cappella, di fronte a statue sassoni in legno dorato della stessa epoca, posizionate tra le finestre.

Il nuovo allestimento segue un percorso cronologico identificato secondo un codice di colori: il piano terra è dedicato all’antichità classica, mentre al primo e al secondo trovano posto la pittura e la scultura fino al 1800. «È stato importante far sì che le sale fossero tutte diverse, in modo che il visitatore possa conservare una differente impressione di ognuna di esse», aggiunge Koja. Le opere sono esposte su pareti di colore diverso: rosso per l’arte italiana, verde per quella tedesca e olandese e blu per le opere francesi e spagnole.

Una grande sala è dedicata al colorismo veneziano; un’altra propone 40 dipinti di Lucas Cranach. Il nuovo allestimento sottolinea i punti di forza della collezione, prosegue Koja: 17 opere di Bernardo Bellotto (1721-80), ad esempio, sono esposte insieme per la prima volta (Dresda ne possiede 36 in tutto). Questi dipinti sono in fase di restauro, uno alla volta, in previsione del 300mo anniversario della nascita di Bellotto nel 2021.

«Li abbiamo appesi a un’altezza che trasmetta all’osservatore la sensazione di camminarci dentro, prosegue il direttore. La differenza tra quelli restaurati e quelli ancora ingialliti è molto evidente». La riapertura del museo, inizialmente prevista per dicembre, è stata posticipata di qualche settimana dopo una donazione di 600mila euro che ha consentito al museo di apportare ulteriori migliorie all’illuminazione.

Tra i beneficiari della donazione vi è la Madonna Sistina. «È un dipinto dai colori molto tenui e la cornice rinascimentale in oro lo sovrasta, afferma Koja. Siamo riusciti a usare la luce per dargli risalto». Lo stesso, aggiunge, vale per le opere di Rembrandt nella collezione. Altre migliorie tecniche comprendono il nuovo sistema di condizionamento e controllo dell’umidità e i microprismi applicati ai lucernari per assicurare il massimo sfruttamento della luce diurna.

Un nuovo caffè si affaccia sul cortile dello Zwinger e un nuovo passaggio sotterraneo collega le due ali della Semperbau. Nuove audioguide sono state pensate per visitatori con interessi particolari, una per i bambini e un’altra per quanti si interessano alla provenienza delle opere. Uno nuovo spazio espositivo nell’ala ovest, il Winckelmann Forum, sarà destinato a mostre temporanee. Quest’anno gli appuntamenti sono focalizzati su Raffaello e Caravaggio.

Per il 2021 la Gemäldegalerie ha in programma una mostra sul dipinto «Donna che legge una lettera davanti alla finestra» di Vermeer. Durante il recente intervento di restauro, i conservatori hanno scoperto un quadro all’interno del dipinto raffigurante un cupido sulla parete alle spalle della donna. L’angioletto era nascosto da uno strato di sovrapittura decisamente più recente rispetto all’opera originale e sta ora tornando alla luce grazie a uno scrupoloso lavoro che richiede l’uso di microscopio e bisturi.

Catherine Hickley, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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