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Musei

Riaperto il Musée Ingres a Montauban

Durante la seconda guerra mondiale è qui che la «Gioconda» e altri capolavori del Louvre trovarono rifiugio

Il Musée Ingres Bourdelle. © Musée Ingres Bourdelle

Montauban (Francia). Il Musée Ingres aveva chiuso le porte nel gennaio 2017 per un vasto cantiere di restauro e di ampliamento e riallestimento del percorso espositivo. I lavori (per un budget complessivo di 11 milioni di euro), affidati allo studio di architettura Bach Nguyen di Parigi, sono durati tre anni e il museo ha riaperto le porte in dicembre.

È un museo unico nel suo genere: è il solo al mondo dedicato a Jean-Auguste-Dominique Ingres, che nacque a Montauban nel 1780. Durante la seconda guerra mondiale è qui, nell’antico palazzo episcopale del XVII secolo dal caratteristico colore rosa tipico della regione, che la «Gioconda» e altri capolavori del Louvre trovarono rifiugio.

Il museo, inaugurato nel 1828, conserva un fondo ricco di 4.500 disegni di Ingres, 44 dipinti, perlopiù di gioventù, e diversi oggetti personali, tra cui il suo violino. Appartiene alle collezioni del museo anche la tela monumentale «Il sogno di Ossian» (348x275 cm), del 1813, considerato uno dei quadri più emblematici di Ingres, che gli era stato commissionato per decorare il soffitto della camera di Napoleone al Palazzo del Quirinale di Roma.

Se due piani del percorso di visita sono dedicati a Ingres, il terzo allestisce le opere di un altro artista nativo di Montauban, lo scultore Antoine Bourdelle (1861-1929), che di Ingres fu allievo. Il museo conserva più di 70 sculture e 90 tra disegni e acquerelli di Bourdelle, tra cui anche un bronzo del «Centauro morente», un gesso dell’«Eracle arciere» e uno studio in terracotta del «Busto di Rodin».

Possiede anche un fondo di pitture italiane del Rinascimento e francesi del XVII e XVIII secolo, e opere di artisti contemporanei, tra cui Zao Wou-Ki. L’obiettivo è che il museo, il cui nome dopo la messa in risalto delle opere di Bourdelle è ormai Musée Ingres Bourdelle, accolga 80mila visitatori all’anno.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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