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Restituire alle chiese sì o no?

La proposta di Schmidt accolta da Sgarbi e da Paolucci (con qualche riserva). L'unica remora è il rischio di furti

Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi

È un capolavoro la «Madonna Rucellai» di Duccio da Buoninsegna del 1285, grande pala d’altare di oltre 4 metri d’altezza esposta nella sala dei «primitivi» delle Gallerie degli Uffizi, accanto ad altre due celebri pale di Cimabue e di Giotto. A fine maggio Eike Schmidt, direttore delle Gallerie e presidente del Fec, Fondo Edifici del Culto, si è dichiarato disponibile a restituirla alla chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, gioiello di architettura rinascimentale, dove l’opera era rimasta per secoli prima di essere portata agli Uffizi nel 1948.

Secondo Schmidt è giusto che alcuni quadri tornino nei luoghi per i quali sono stati creati e si arricchisca così quel «museo diffuso» del quale da anni parla uno dei nostri maggiori storici dell’arte, Antonio Paolucci, già ministro e direttore dei Musei Vaticani. Si è aperto un dibattito con Vittorio Sgarbi subito favorevole alla restituzione.

È intervenuto lo stesso Paolucci, d’accordo in linea di principio sulle restituzioni, il quale però ha anche precisato che i tre dipinti degli Uffizi, a confronto nella stessa sala, sono un «documento didattico straordinario che testimonia la nascita della nostra Storia dell’arte». In questo caso sottrarne uno potrebbe dunque non essere una buona idea.

In realtà, Schmidt ha parlato di quella pala famosa per lanciare con clamore mediatico una proposta che va ben oltre il caso di Duccio. Il problema, spiega, è quello assai più ampio della restituzione di tante altre opere d’arte che, soprattutto nel secolo scorso e per motivi diversi, sono state tolte dalle chiese e portate nei musei. Spesso non si trattava di capolavori, così sono finite nei depositi, dimenticate e invisibili. Molte di queste opere appartengono al Fondo Edifici del Culto, dunque allo Stato.

Sulla restituzione della pala di Duccio non vi sono state altre prese di posizione, ma il tema resta aperto. Lo stesso direttore del Dipartimento del Ministero dell’Interno dal quale dipende il Fec, Michele Di Bari dichiara che «la questione della collocazione originaria delle “opere d’arte” assume per il Fondo Edifici di Culto una specifica particolarità in relazione alle finalità istituzionali dell’Ente. Il Fec ha sempre sostenuto che quelle opere devono essere conservate nei luoghi di culto per le quali sono state realizzate. Solo in casi eccezionali e per motivi di sicurezza o tutela dell’integrità dell’opera possono essere collocate nei musei».

Oggi la spoliazione delle chiese in favore dei musei non avviene più, ma i furti continuano e per far uscire le opere dai musei dovrebbe prima essere davvero assicurata la loro sicurezza e buona conservazione nei luoghi d’origine.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020


  • La «Madonna Rucellai» di Duccio di Buoninsegna (particolare)

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