Rende bene l’azienda «ombra» di Franceschini

Il presidente e Ad Mario De Simoni racconta il «caso unico» di Ales, società in house del MiC che gestisce musei, aree archeologiche, servizi al pubblico, restauri, edifici storici e ora anche parchi e giardini

Mario de Simoni
Edek Osser |

Pochi conoscono l’esistenza di Ales, eppure è una società di diritto privato particolarmente importante, attiva in molti settori dei beni culturali e da anni in crescita. Oggi è un piccolo colosso, dal 2009 proprietà del Ministero della Cultura (MiC) come società «in house» e suo braccio operativo. È assai diversa da quando è nata, nel 1998, per dare lavoro a centinaia di «lavoratori socialmente utili»: addetti alle pulizie, giardinieri, custodi nei musei.

Dieci anni fa Ales (Arte Lavoro e Servizi) era considerata da molti un «carrozzone» mangiasoldi. C’erano state anche denunce e polemiche di sindacati e imprenditori che temevano che potesse sostituirsi alle imprese che gestiscono i «servizi al pubblico» di musei e siti archeologici. Come società «in house» del Ministero avrebbe potuto ottenere appalti diretti, senza gara pubblica, in quel delicato settore dell’imprenditoria. Sarebbe stato possibile ma non è mai successo.

Ales è così cresciuta senza clamore e dal 2014, con la riforma Franceschini, è diventata uno strumento sempre più qualificato al servizio del Ministero. Dal 2016, presidente e amministratore delegato è Mario De Simoni, 66 anni, per 8 anni direttore generale dell’Azienda Palaexpo (oggi ente strumentale del Comune di Roma) che gestiva anche le Scuderie del Quirinale. Oggi quella gestione è di Ales, e De Simoni ne conosce bene i problemi.

Il successo delle mostre alle Scuderie è indubbio, una vera eccellenza in Italia. Si parla da tempo di crisi del settore mostre, troppo numerose, spesso di scarsa qualità, sempre più costose e per le quali è difficile ottenere prestiti. Per Ales è stata invece un successo anche la recente mostra su Raffaello nonostante il Covid-19, mentre in ottobre si aprirà quella dedicata all’«Inferno» di Dante, a cura di Jean Clair.

Dottor De Simoni, come riuscite a sostenere i costi e ad avere prestiti importanti?
Mi occupo delle Scuderie del Quirinale dal 2003, prima come direttore operativo, poi direttore generale, infine come presidente Ales. C’è una strategia, non visibile a tutti, che è uno dei segreti del nostro successo. Non siamo un museo, ma per fare mostre di alto livello è importante trattare alla pari con i musei, soprattutto stranieri: per ottenere prestiti importanti ci dobbiamo qualificare con le competenze di un museo. Per questo abbiamo i nostri storici dell’arte, i nostri architetti, i nostri servizi educativi, i nostri addetti alla comunicazione ecc. Ci siamo strutturati come se fossimo un vero museo. Oggi anche all’estero ci riconoscono come soggetto sicuro e altamente qualificato.

Ma i prestiti costano, le assicurazioni sono alte e finanziare mostre di prestigio è impegnativo.
È interessante conoscere la percentuale di autofinanziamento per i costi diretti delle mostre alle Scuderie, ovviamente fino al 2019, prima che il Covid-19 cambiasse tutto: sfiora l’80% tra biglietti, sponsorizzazioni e servizi. Il resto viene dai nostri utili versati al Ministero. È un caso unico. E parlo di mostre non facili e di alto costo, come quella su Ovidio o l’ultima su Raffaello, che avrebbe potuto raggiungere i 500mila visitatori ma si è fermata a 160mila, causa pandemia.

La funzione e lo sviluppo di Ales dipendono dalla necessità del Ministero di integrare le sue capacità di azione con una serie di compiti che non riesce ancora ad affrontare. Come società privata Ales può operare con un’agilità che la struttura pubblica non possiede.
È vero che cerchiamo di essere molto agili, ma rispettiamo tutte le leggi in materia di gare e selezioni pubbliche. Riusciamo a fare in pochi mesi quello che purtroppo un concorso del Ministero, almeno fino ad oggi, fa in alcuni anni. Speriamo che con le nuove leggi le procedure abbiano tempi più brevi. Sembra possibile. Per le assunzioni, nei 5 anni di mia presidenza abbiamo valutato circa 25mila curricula con una ventina di accessi agli atti e nessun ricorso. Oggi la società è strutturata per qualsiasi compito.

Basta leggere lo Statuto societario di Ales per sapere quanto siano estese le sue possibilità di intervento. Un elenco parziale dà un’idea delle sue competenze: gestione, valorizzazione e tutela di musei, aree archeologiche, servizi al pubblico ma anche restauri, servizi di informazione, allestimento di spazi espositivi, manutenzione di edifici storici e giardini, riqualificazione paesaggistica, servizi informatici e supporto tecnico-economico e amministrativo, promozione e gestione dell’ArtBonus e molto altro. Un insieme di attività che accompagna e integra l’azione del Ministero. Ales agisce con una rapidità e flessibilità che il Ministero non ha, anche per la sua carenza di personale.
È un fatto. In questi anni abbiamo fedelmente accompagnato tutti i processi di riforma del Ministero. Da parte nostra c’è stata attenzione e forte supporto tecnico e amministrativo là dove spesso la macchina del Ministero incontrava difficoltà: abbiamo esperti di bilancio, di gare e contratti, avvocati e tutto quello che consente ai musei e alle Direzioni generali di funzionare meglio. Grande rispetto, invece per quello che in un’azienda chiameremmo il suo «core business». Non abbiamo competenze strettamente scientifiche: è giusto e necessario che rimangano al Ministero.

È altrettanto positivo anche il bilancio della società?
Lo dimostrano i dati economici fondamentali: il fatturato è passato da circa 30 milioni nel 2015 a 57 nel 2019, anno pre Covid-19. Anche nel 2020, il peggiore perché la chiusura dei musei ci ha seriamente colpito, abbiamo un fatturato di 52 milioni. Gli utili netti, nel 2019, sono stati 3,2 milioni scesi nel 2020 a 2,1 milioni.
Come sono stati spesi gli utili?
Interamente versati al Ministero che a sua volta, tramite decreti, li ha destinati a progetti meritevoli di finanziamento. È insomma un circolo virtuoso. Per esempio, le stesse attività delle Scuderie del Quirinale vengono in parte finanziate con i nostri utili.

Dopo le denunce dei sindacati e le vecchie polemiche di stampa, oggi di Ales si parla poco e il suo ruolo resta nell’ombra. Come lo spiega?
Stiamo lavorando bene. Un esempio: come si farebbe a parlare oggi di «carrozzone» dopo quello che la società è stata in grado di fare per la mostra su Raffaello? Ricordo anche che, con il pieno di prenotazioni, nell’ultima settimana di apertura abbiamo stabilito un record: 132 ore, giorno e notte, di cui 64 consecutive negli ultimi tre giorni, dalle 8 di venerdì alla mezzanotte di domenica 30 agosto, grazie al consenso e l’entusiasmo del personale, Io c’ero, temevamo buchi nelle prenotazioni della notte, invece ho visto ambasciatori esteri in fila per la mostra alle 3 del mattino. Una dimostrazione di efficienza e buoni rapporti riconosciuta dalla grande stampa e dalle tv di tutto il mondo.

In questi cinque anni il personale di Ales è cresciuto?
Siamo passati dai circa 750 dipendenti del 2016 ai quasi 1.600 di oggi, con un incremento medio annuo di circa il 10%. Nello stesso periodo sono stati stabilizzati 550 lavoratori: oggi abbiamo più di mille dipendenti a tempo indeterminato. Comunque dipendiamo sempre dalle commesse del Ministero. Quando durano più di un anno, assumiamo a tempo indeterminato.

Come è cambiato il livello di istruzione del personale?
All’inizio la scolarizzazione era molto bassa. La percentuale di laureati, che nel 2016 ho trovato al 30%, oggi è al 60% mentre l’età media si è abbassata da 51 anni a 43. Le donne sono passate da meno del 40% a più del 60%. Questi dati permettono alla società, e al suo organico, un’agilità che si sta accentuando in termini di professionalità, gioventù e voglia di fare, consentendoci di affrontare i processi di trasformazione in atto. È cambiata anche la distribuzione geografica. Nel 2015 avevamo il 62% della forza lavoro al Sud: adesso è il 32%. Siamo attivi in 16 Regioni e in più di 140 sedi del Ministero.

Siete ormai una società di media grandezza, supporto del Ministero e con una certa autonomia.
Con intelligenza, ma restiamo dei «servitori» del Ministero. Siamo pronti a rispondere a qualsiasi sua esigenza. Cito Pompei: insieme con l’allora direttore Massimo Osanna (oggi direttore generale Musei, Ndr), abbiano sviluppato il piano di manutenzione archeologica programmata. La nostra presenza resta importante anche nei settori d’ordine, per ampliare spazi e tempi di fruizione dei beni culturali: siamo presenti dove mancano i custodi e quindi alcune sale dei musei sono chiuse o ridotti gli orari di apertura. Per noi la qualità è importante: nei nostri bandi non chiediamo la semplice laurea ma quella magistrale e, a tutti i livelli, non solo il titolo di studio ma anche le esperienze fatte. Quindi anche per la vigilanza abbiamo addetti molto formati e ci stiamo ponendo un problema nuovo: la sottoutilizzazione del lavoro intellettuale. Sappiamo che ormai il visitatore di un museo sempre più spesso ha bisogno di spiegazioni e di informazioni che gli attuali custodi, per la maggior parte, non sono in grado di dare. Ci vorrà tempo per risolvere la questione.

Uno dei compiti oggi primari di Ales è la promozione di finanziamenti e donazioni a cultura e spettacolo favoriti dalla legge sull’ArtBonus del 2015. Come procede?
Il Covid-19 ha rallentato molto le donazioni con l’ArtBonus. Per fortuna c’erano stati stanziamenti precedenti. Abbiamo intanto constatato che più spieghiamo la procedura per ottenere il credito d’imposta del 65% e più l’ArtBonus ha successo. In Italia c’è ancora un’antica diffidenza verso lo Stato. Il nostro sistema è semplice, al livello delle migliori pratiche europee, simile a quello francese. Promuoviamo l’ArtBonus con enti locali, associazioni d’impresa e altre organizzazioni. Stiamo puntando anche sull’Ordine dei commercialisti: sono i professionisti dei quali gli imprenditori si fidano e che possono consigliarli spiegando come funziona l’ArtBonus. Da quando esiste e fino al settembre 2021, abbiamo avuto donazioni per 593 milioni di euro da 2.082 enti registrati e 23.506 mecenati, destinati a oltre 4mila progetti.

Ales è anche impegnata in una nuova iniziativa per i giardini.
Siamo soci fondatori dell’Apgi, l’Associazione Parchi e Giardini storici d’Italia che abbiamo anche finanziato con i nostri utili societari. Siamo agli inizi: lo scopo è creare una «Garden Route» sul modello inglese, un grande progetto turistico che attraversa tutti i giardini storici del Paese. Sono tanti, molti ancora sconosciuti e l’Apgi si sta occupando del loro censimento.

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