Recuperare le parole smarrite per leggere la realtà

Sabrina D’Alessandro, in mostra al CAMeC, recupera creativamente termini desueti ma «utilissimi alla vita sulla Terra»

Sabrina D'Alessandro in una stanza della mostra «Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021», Camec, La Spezia
Matteo Fochessati |  | La Spezia

La ricerca di Sabrina D’Alessandro è da tempo focalizzata su un tema particolare: la riscoperta e la riproposta, attraverso il linguaggio artistico, di parole desuete, poco o per nulla usate nel linguaggio corrente. Questo esclusivo oggetto di ricerca viene tuttavia declinato attraverso una molteplice e poliedrica varietà di mezzi espressivi (video, sculture, installazioni e azioni) e editoriali (libri e rubriche illustrate); differenti moduli linguistici che fanno capo all’attività dell’URPS (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite), ente fondato dalla D’Alessandro nel 2009 e preposto, come la stessa artista ci ha dichiarato «al recupero di parole smarrite benché utilissime alla vita sulla terra».

Strutturato secondo un organigramma in cui ogni dipartimento ha le sue mansioni e finalità (dare un ingombro fisico alle parole; espressione alla loro sonorità o, anche, far rinascere le parole attraverso ritratti della personalità) l’URPS, secondo quanto dichiara la D’Alessandro, intende contribuire a tutelare la ricchezza del linguaggio, ma il fine ultimo corrisponde a «una volontà di rinascita generale, che passa attraverso le parole antiche per arrivare a un modo nuovo di leggere la realtà e di reinventarla».

Il suo inedito progetto espositivo «Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021», curato da Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati e visitabile al CAMeC della Spezia sino al 20 marzo 2022, ripercorre, su tutti i piani del museo, i principali lavori sviluppati dall’artista nell’ambito dell’attività dell’URPS.

La mostra documenta pertanto la varietà dei processi creativi dell’artista, che così lei stessa spiega: «Nel caso delle video-parole parto da un’immagine che mi colpisce, che riprendo con la telecamera e a cui poi, anche a distanza di tempo, do un nome. In altri casi sono le parole stesse a ispirarmi, come il farlingotto (persona che parlando mescola più lingue), che ha preso la forma di una scultura che “insegna a tacere in dodici lingue” ruotando su sé stessa e mischiando l’inglese col latino, l’italiano col cinese. In altri casi lavoro creando degli elenchi tematici di parole, che faccio “agire”, declamare o cantare. Come nel primo lavoro psicovocale dell’Urps Dieci parole per cantare oggi mi hai fatto incazzare del 2009, fino ad arrivare alle “parole del respiro” stampate sulle pettorine dei corridori che hanno partecipato nel 2021 alla gara podistico-linguistica Guizzìpeda».

E proprio l’aspetto relazionale, ribadisce l’artista, è uno dei punti fondamentali della sua ricerca, come testimoniato dai Censimenti Peculiari, installazioni itineranti attraverso cui chiede alle persone di votare la parola del passato che meglio definisce il loro stato d’animo attuale, il loro futuro ideale o un difetto che riscontrano più frequentemente in sé stessi o nel mondo circostante; oppure dai ritratti della personalità, realizzati vivendo per due giorni con i committenti e in cui il processo relazionale diventa parte integrante dell’opera.

Ma se la creazione a cui si sente più legata è Parole parlanti, piccole opere che riportano, incise in oro a caldo su tela, parole poco usate, per lo più dimenticate, che hanno tuttavia ancora qualcosa da dire e per ascoltarne la voce è necessario avvicinarsi, instaurando così una relazione, la sua preferita è Redamare. Come ci ha spiegato infatti l’artista: «Amare ed essere amati è una delle parole più importanti per me e che ho declinato in molti lavori. La sua voce riprende Dante e si ripete senza fine, “io mi intuo, tu ti immii”».

© Riproduzione riservata Sabrina D'Alessandro, «Parola Parlante Redamare» (particolare)
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