Rap, juice bar e kung fu lesbo

Federico Florian |  | Berlino

La Biennale si pone una domanda: l’arte è davvero in grado di descrivere le contraddizioni contemporanee?

Felicità come prodotto interno lordo, nazioni come brand, persone come incarnazioni di dati digitali: sono questi, a detta del collettivo newyorchese DIS (Lauren Boyle, Solomon Chase, Marco Roso e David Toro), i paradossi del XXI secolo. Paradossi attorno a cui ruota la nona edizione della Biennale di Berlino, aperta dal 4 giugno al 18 settembre, la cui curatela quest’anno è stata affidata dal direttore Gabriele Horn ai quattro artisti-curatori. Una Biennale diffusa, comprensiva di una sessantina di artisti e gruppi (nessun italiano), sparsa in diverse sedi cittadine (Akademie der Künste, Esmt European School of Management and Technology, Collezione Feuerle e Kw Institute for Contemporary Art), tra cui figurano anche una barca per tour acquatici sulla Sprea (una piattaforma mobile di eventi e
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