Rachida Dati e l’«eccezione» culturale francese

Già ministra della Giustizia con Sarkozy, la politica è stata appena chiamata dal presidente Macron al Dicastero della Cultura. Non esattamente la sua specialità, lamentano diversi operatori (ma, c’è chi sottolinea, «i grandi e bravi ministri sono sempre stati i presidenti della Repubblica...»)

La nuova ministra francese della Cultura, Rachida Dati. Foto tratta da Wikipedia. © The Supermat. | CC BY SA 4.0
Luana De Micco |

Rachida Dati, 59 anni, è la nuova ministra francese della Cultura. L’arrivo in rue de Valois della ex Guardasigilli di Nicolas Sarkozy, e mediatica figura della destra in Francia, è stata una delle più grandi sorprese del recente rimpasto di Governo, in particolare proprio per il mondo della cultura. Rachida Dati si è fatta conoscere nel 2007 quando l’ex presidente Sarkozy le affidò il Ministero della Giustizia, dove restò fino al 2009. Dal 2008 è sindaca del VII Arrondissement di Parigi, quello della Tour Eiffel e del Musée d’Orsay, e rivale di Anne Hidalgo, l’attuale sindaca socialista della capitale, per la conquista della poltrona di primo cittadino all’Hôtel de Ville. Le due donne si sono già sfidate nel 2020.

La sua nomina, voluta in prima persona dal presidente Emmanuel Macron, che ha dato una chiara svolta a destra al suo Governo, ha sorpreso per diversi motivi. Dati è indagata dal 2011 per «corruzione passiva», sospettata di aver svolto attività di lobbying al Parlamento Europeo, tra il 2010 al 2013, mentre era eurodeputata, a favore della casa automobilistica Renault. Dati ha sempre negato, ma il caso è ancora aperto. Ci sono poi dubbi sulla sincerità del suo nuovo impegno ministeriale. Stando a «Le Monde», Macron le avrebbe strappato il sì promettendole in cambio il «via libera» alle municipali del 2026: Dati cioè potrà candidarsi al Comune di Parigi per «il campo presidenziale» senza che le venga opposta la concorrenza di un candidato macronista.

Ma a preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto che la Cultura non è esattamente la specialità della neoministra. Jean-Jacques Aillagon, lui stesso ex ministro della Cultura dal 2002 al 2004, nonché ex presidente del Centre Pompidou e consigliere culturale di François Pinault, non ha visto di buon occhio l’allontanamento di Rima Abdul Malak, figura dell’ala di sinistra della «macronia» che era arrivata in rue de Valois nel maggio 2022, piuttosto apprezzata nel settore per le sue competenze. Rima Abdul Malak è stata sostituita essenzialmente per disaccordi con il presidente Macron, per essersi schierata contro Gérard Depardieu, coinvolto in uno scandalo per molestie e violenze sessuali sui set dei film e indagato per stupro, mentre il celebre attore ha incassato il sostegno di Macron in nome della presunzione di innocenza.

Per Aillagon il Ministero «a cui Rima Abdul Malak si è dedicata con competenza e passione soffre da decenni per la volatilità dei suoi titolari». In 17 anni si sono succeduti in Francia dieci ministri della Cultura, cosa che, secondo Aillagon, «indebolisce» l’istituzione. Hervé Rony, direttore generale della Scam, la Societé civile des auteurs multimédia, ha sua volta denunciato «l’instabilità nefasta» del Ministero. «Rachida Dati non ci capisce niente di Cultura, ma non fa niente, ha commentato un altro ex ministro della Cultura (2009-12), Frédéric Mitterrand. Inutile nascondercelo, i grandi e bravi ministri della Cultura sono sempre stati i presidenti della Repubblica». Nel mondo della cultura c’è chi rimpiange i tempi di André Malraux e Jack Lang.

Ma c’è anche chi riconosce che il carattere notoriamente deciso e energico di Rachida Dati può risultare utile al settore. Lo scorso 12 gennaio, durante la cerimonia di insediamento in rue de Valois, Rachida Dati si è detta «fiera» delle sue nuove responsabilità: «Tutti sanno che mi piace battermi, non abbiate paura, ha detto. Capisco che la mia nomina possa sorprendere, ma non sorprende me. Risponde a una vera necessità. La cultura è una battaglia di tutti i giorni. Difenderò sempre l’eccezione culturale francese».

Per il giornalista Didier Rykner, fondatore della rivista online «La Tribune de l’Art», fermo oppositore della politica urbanistica portata avanti dalla sindaca Hidalgo a Parigi, l’arrivo di Rachida Dati al Ministero della Cultura, che potrebbe rappresentare per lei un trampolino per l’Hôtel de Ville, è una buona notizia. La nuova ministra, che ha da gestire un budget di 11 miliardi di euro per il 2024 (ottenuto dalla sua predecessora), dovrà occuparsi di diversi dossier, dall’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo della cultura, che preoccupa gli addetti ai lavori, alla moltiplicazione dei conflitti sociali nelle istituzioni culturali (tra cui il Centre Pompidou, con il personale regolarmente in sciopero in vista della chiusura per lavori dopo le Olimpiadi) fino al varo di una nuova legge per la restituzione delle opere trafugate durante il periodo coloniale e presenti nelle collezioni nazionali francesi.

Rachida Dati ha preso inoltre le funzioni in un momento delicato e strategico per Parigi e la Francia, a sei mesi dalle Olimpiadi della prossima estate (26 luglio-11 agosto). Tutto il centro storico e i suoi monumenti accoglieranno i Giochi, mettendo a dura prova le capacità di accoglienza dei musei, vicini alle «zone rosse», dove sarà difficile circolare. Parigi attende 15 milioni di turisti in un mese, con un impatto che potrebbe essere importante sul patrimonio culturale. Diversi festival e eventi culturali estivi rischiano di essere rinviati o cancellati in questo periodo. Nel 2024 è anche attesa la riapertura della cattedrale Notre-Dame, a cinque anni dall’incendio devastante e dopo un lungo restauro. L’inaugurazione promessa da Macron è attesa per l’8 dicembre.

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