Quinta volta per 1-54 a Marrakech

La fiera magrebina sotto l’egida di Christie’s, gli spazi pubblici e privati che creano interessanti sinergie e la vivace scena artistica in continua crescita sono una realtà da tenere d’occhio

1-54 Marrakech (2023). ©Adnane Zemmama
Lucrezia Mutti |  | Marrakech

Marrakech è pronta a celebrare il suo ruolo di capitale culturale del continente africano con la quinta edizione  di 1-54 Contemporary African Art Fair (1 Continente, quello africano, 54 Paesi che ne fanno parte), in programma dall’8 all’11 Febbraio. Dal 2013 la fiera rappresenta il più importante punto di incontro dedicato all’arte contemporanea africana e alla sua diaspora, con tre edizioni annuali: Londra (dal 2013), New York (dal 2015) e, ultima nata nel 2018, Marrakech, oltre ad alcuni eventi pop up parigini. Ma è in particolare a Marrakech che 1-54 ha rinforzato la sua presenza negli ultimi anni (dopo due anni di assenza, causa pandemia) e, forse, trovato il suo punto di origine, non solo per le radici comuni alla sua fondatrice, l’imprenditrice marocchina Touria El Glaoui (figlia dell’artista Hassan el Glaoui, recentemente scomparso), ma soprattutto per la vocazione all’ospitalità e il fervente panorama creativo della città.

La fiera ospita 27 espositori, comprese 14 gallerie africane, 8 delle quali di stanza in Marocco. Parteciperanno per la prima volta a una delle tre edizioni 2024 le gallerie CDA Gallery (Casablanca), M CONCEPT Gallery (Dakar), Myriem Himmich Gallery (Casablanca), Reiners Contemporary Art (Marbella), Revie Projects (Parigi), Galerie 208 (Parigi) e The Bridge Gallery (Parigi). 15 gallerie debuttano invece a Marrakech, tra cui African Arty (Casablanca), Christophe Person (Parigi), Gallery 1957 (Accra, Ghana e Londra), Galerie Atiss Dakar (Dakar), Portas Vilaseca Galeria (Rio de Janeiro), So Art Gallery (Casablanca), (Lagos) et The African Art Hub (Londra).
1-54 Marrakech (2020). Cortesia di 1-54 e Nicolas Brasseur, Say Who
Quanto al panorama artistico di Marrakech,è plausibile che l’interesse degli operatori internazionali per il «risveglio africano» abbia accelerato lo sviluppo e l’orientamento di nuovi spazi museali (tra i più recenti: il Macaal, Musée d'Art Contemporain Africain Al Maaden, e il Museo Yves Saint Laurent). Grazie a una politica lungimirante da parte del sovrano Mohammed VI (che ha favorito l’insediamento di una florida comunità internazionale e gli scambi culturali) e alla crescente presenza di artisti, gallerie e istituzioni, la città è oggi una fiorente piattaforma artistica. L’edizione magrebina di quest’anno oltrepassa i confini del prestigioso hotel La Mamounia per inaugurare una seconda sede ufficiale: DaDa, nuovo spazio espositivo nel cuore della vibrante medina patrimonio Unesco, che celebra e fa da cassa di risonanza alla scena artistica marocchina e ai talenti regionali, tra i quali i giovani artisti emergenti under 30 del Premio Mustaqbal.
Ingresso DaDa
Alle sedi ufficiali si affiancano, in un programma dinamico, numerose collaborazioni con realtà locali, come Jajjah di Hassan Hajjaj, l’Istituto Francese di Marrakech, lo spazio d’arte Le Comptoir des Mines; le visite agli atelier di artisti quali Yasmina Alaoui, M'barek Bouhchichi, Yamou, e Amina Benbouchta; le collaborazioni con le residenze d’artista Al Maqal e quella della Fondazione Montresso. Quest’ultima, attiva dal 2009, costituisce un progetto di mecenatismo privato particolarmente ampio, dedicato alla ricerca artistica contemporanea con particolare interesse rivolto al continente africano. Estesa su una superficie di 11 ettari alle porte della città, tra costruzioni dalle linee sobrie realizzate con materiali tradizionali, immersa in curati giardini, Montresso ospita una residenza d’artista, Le Jardin Rouge (oltre 40 persone dedicate agli artisti residenti tra artigiani, ebanisti, fabbri e tecnici), numerosi spazi espositivi (possiede una collezione permanente di 550 opere), 6 atelier d’artista, un bookstore e una piccola casa editrice.

In seno a 1-54 Art Fair, Montresso organizza «In-Discipline», un programma artistico che presenta al pubblico l’opera di ricerca e di creazione degli artisti ospiti della sua residenza, dando risalto, di volta in volta, a un Paese del continente. Per l’edizione di quest’anno sarà la volta del Senegal, con l’esposizione collettiva «Mutations» che riunisce gli artisti Arébénor Basséne, Aliou Diack, Mbaye Babacar Diouf, Sambou Diouf, Amy Celestina Ndione e Ina Makosi. Il tema del sostegno agli artisti è il focus dell’edizione 2024, con un simposio a cura di Black Rock Arts Foundation (i produttori di Burning Man, il festival artistico che si tiene ogni anno nel deserto del Nevada) sullo stato delle istituzioni, fondazioni, residenze, spazi espositivi e museali dedicate agli artisti in Africa e sulla loro crescente presenza sul continente.

Sempre nell’ambito delle residenze d’artista, la Fondazione Kehinde Wiley presenta le opere degli artisti residenti di Black Rock Senegal, Léonard Pongo (tecniche miste) e Devin B. Johnson (pittore), quest’ultimo presente per la prima volta, due tra i maggiori esponenti della comunità artistica di Dakar. «Un programma ricco di gallerie e di artisti locali che presentano fieramente il contributo di questi Paesi al ricco mosaico che costituisce l’arte africana», afferma Touria El Glaoui. «ll nostro obiettivo è quello di favorire il dialogo e i contatti significativi tra artisti e istituzioni africane». Intanto Christie’s ha confermato per il quinto anno consecutivo il proprio sostegno a 1-54, a riprova della sincera attenzione della casa d’aste londinese per l’arte africana e della sua volontà di accrescere la visibilità dell’evento.

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