Quell’isola nella Laguna

Taloi Havini alla Tba21-Academy

Taloi Havini, «Habitat», 2018-19 (particolare). Cortesia dell’artista
Veronica Rodenigo |

Dal 2019 l’ex chiesa di San Lorenzo, nel Sestiere di Castello, è l’avamposto lagunare di Tba21-Academy, piattaforma di ricerca multidisciplinare in difesa degli oceani fondata da Francesca Thyssen Bornemisza. Il fragile equilibrio dell’ecosistema dei mari, sempre più compromesso nell’era dell’«Antropocene», è oggetto delle ricerche, esplorazioni e attività espositive di questo spazio, oramai conosciuto con il nome di Ocean Space.

Per il decimo anno di attività Tba21-Academy presenta la seconda tappa della mostra «Territorial Agency: Oceans in Transformation», a cura di Daniela Zyman, con nuovi materiali e proposte possibili per fronteggiare l’innalzamento delle acque. Accanto a essa, la mostra «The Soul Expanding Ocean #1: Taloi Havini», a cura di Chus Martínez, prima personale europea di Taloi Havini.

Nata nel 1981 a Buka, nella regione autonoma di Bougainville (Papua Nuova Guinea), grazie al programma «Artist-At-Sea» dello Schmidt Ocean Institute, Taloi ha avuto l’opportunità di salire a bordo della nave oceanografica R/V Falkor. Durante il viaggio ha osservato i rilievi batimetrici, l’invio e ricezione di impulsi sonori per ricavare mappature cartografiche dei fondali oceanici attraverso la misurazione della velocità del suono.

Il frutto di quest’esperienza si concretizza a Venezia nell’installazione sonora «Answer to the Call» (2021). Nella traccia viene utilizzata l’antica lingua Hakö, propria all’area d’origine dell’artista, ma si possono distinguere anche il sonar della nave oceanografica e un pezzo strumentale di Ben Hakalitz, anche lui nativo di Bougainville. Al centro una piattaforma riproduce l’isola di Buka mentre una scenografia teatrale ci ricorda le diverse profondità marine scandite da tonalità indaco e blu oltremare.

«Seguo da molto tempo il lavoro di Taloi, afferma la curatrice Chus Martinez, e ho l’impressione che sia in grado di produrre un’opera al tempo stesso potente e capace di comunicare le culture delle Isole del Pacifico, una visione sull’Oceano segnata dalle epistemologie indigene, una riflessione sulla comunicabilità tra esseri umani e specie. Taloi ha una visione di entrambi i mondi, il suo e il nostro, e questo le conferisce una capacità non comune di creare legami e di riunire elementi di riflessione, senso di partecipazione e di appartenenza. L’artista ha dato a Venezia la sua Isola e in cambio ci ha chiesto solo una cosa: percepire il mare con i suoi abitanti, comprendere l’importanza di rispettare e imparare la loro visione del mondo».

Nel futuro di Ocean Space, Martinez, che si occuperà del programma per il prossimo biennio, vorrebbe veder realizzate «le “onde” dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Attraverso il lavoro di artisti come Taloi Havini o Isabel Lewis e altri, il programma punta a esprimere la possibilità di vivere senza la violenza imposta da separazioni binarie. Sogno con Ocean Space di essere ambasciatrice di una narrazione di storie oceaniche, capace di conquistare il cuore delle persone attraverso una “pedagogia” di rispetto e amore per la natura e per tutte le forme di vita», conclude.

© Riproduzione riservata Taloi Havini, «Habitat», 2018-19 (particolare). Cortesia dell’artista Taloi Havini, «Habitat Konawiru», 2016 (particolare). Cortesia dell’artista
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