Quanto ancora durerà il mercato dei dipinti antichi?

Ci auguriamo che viva ancora a lungo nonostante l’impressione generale è che anche le case d’aste più blasonate stiano lentamente mollando la presa

«Lucretia» di Lucas Cranach I © Christie's
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L’asta del 14 ottobre scorso, celebrata a New York da Christie’s, segna la temperatura del mercato: non è sano e non è morto ma non sappiamo quanto durerà. Ovviamente ci auguriamo che viva ancora a lungo nonostante l’impressione generale è che anche le case d’aste più blasonate stiano lentamente mollando la presa. Si intuisce dai piccoli gesti, dai tic e dall’andamento delle cose.

L’asta era piena di cavalli di razza che però non hanno corso secondo le aspettative. Il fantino non era in forma? C’era poca tensione nell’aria? Fatto sta che i risultati sono stati deludenti. I 135 lotti hanno totalizzato quasi 20 milioni di dollari, compresi i diritti. Gli invenduti sono stati poco più del 30%, un valore assolutamente nella norma. Il problema è che tra essi c’era, ad esempio, l’«Annunciazione» di Ludovico Carracci che gli esperti della Christie’s avevano scelto per la copertina del catalogo (con una stima di 3-5 milioni).

Nei pronostici doveva essere il cavallo vincente, invece si è azzoppato in gara, ahimè. La maggior parte dei lotti è stata battuta nella stima, solo in pochi casi l’asticella è stata superata in modo significativo: su tutti le opere di Angelika Kauffmann (lotti 62 e 65) che hanno fatto un ottimo risultato. Ma i presagi più negativi arrivano dai prezzi di riserva, troppo spesso non rispettati.

Che cosa significa? Che pur di vincere (si fa per dire) hanno lanciato i puledri a briglie sciolte, fuori controllo, e difatti si sono schiantati contro gli alberi. Faccio solo qualche esempio: il lotto 89 riferito alla cerchia di Frans Floris, stimato 15-20mila dollari, è stato «regalato» a 2.375; idem per il lotto 132, stimato 6-8mila e «buttato via» a 1.375.

Non sono bei segnali, danno l’idea che dalla cabina di comando siano arrivati degli ordini poco chiari, come era poco chiara la composizione miscellanea dei beni: che cosa ci fa un capolavoro di Bugiardini (venduto a 1.350.000) con una crosta che ne vale 1.375? Chi entra da un concessionario della Ferrari non tollera di vedere esibita in vetrina l’Ape car 50, neanche per scherzo.

Infine, c’erano delle attribuzioni altisonanti che non coincidevano con l’apparenza delle cose, come l’«Incoronazione di spine» attribuita a Orazio Gentileschi (rimasta, non a caso, invenduta). È un dipinto che arriva alla qualità di Juan Bautista Maíno (un caravaggesco spagnolo) non di Orazio. Di nuovo l’Ape car 50 mascherata da Ferrari: potete anche colorarla di rosso fiammante ma il rombo del motore resterà sempre quello di un frullatore.

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