Quante volte Van Gogh si è guardato in faccia

Alla Courtauld Gallery 15 autoritratti del maestro olandese, circa metà di quelli che Van Gogh dipinse nel corso della sua intera carriera

«Autoritratto con cappello di feltro» (1886-87, particolare). Van Gogh Museum Amsterdam / Fondazione Vincent van Gogh
Federico Florian |  | Londra

Dal 3 febbraio all’8 maggio la Courtauld Gallery, recentemente riaperta al pubblico dopo una lunga ristrutturazione, dedica una piccola ma importante mostra agli autoritratti di Vincent van Gogh. Punto di partenza è un dipinto custodito nella stessa Courtauld, «Autoritratto con l’orecchio bendato» (1889): forse una delle sue opere più celebri e sofferte, realizzata in seguito all’episodio di autolesionismo dell’artista, verificatosi dopo il deterioramento dei rapporti con l’amico Paul Gauguin.

Un’opera dai colori freddi, dalle pennellate secche, in cui il volto smunto e giallo di Vincent riflette la tragedia interiore che stava vivendo. Il pittore, inoltre, indossa il cappello e un cappotto abbottonato: forse un’allusione all’assenza di riscaldamento e alle precarie condizioni economiche in cui versava.

La mostra raccoglie 15 autoritratti, circa metà di quelli che Van Gogh dipinse nel corso della sua intera carriera, in prestito da collezioni internazionali, quali il Van Gogh Museum e il Rijksmuseum di Amsterdam, l’Art Institute di Chicago e il Musée d’Orsay di Parigi.

Nel caso di alcuni fra questi capolavori l’ultima volta che furono esposti insieme fu nello studio dell’artista, quando era ancora in vita. Fra le altre gemme, «Autoritratto con cappello di feltro» (1886-87), una delle sue prime autorappresentazioni, risalente al periodo di formazione parigino e i cui abiti da cittadino tradiscono il desiderio di costruirsi una carriera borghese e dignitosa; nonché l’«Autoritratto con tavolozza», eseguito nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy nel 1889, l’anno prima della morte.

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