Quando l’acqua è fonte d’ispirazione per i pittori

A Mel, nel Bellunese, dipinti di tre secoli per sensibilizzare sul valore e la tutela del prezioso elemento

«Isola di San Giorgio» (metà degli anni ’50) di Giorgio de Chirico
Redazione |  | Mel (BL)

Prosegue fino al 21 gennaio, nel Palazzo delle Contesse, la mostra «Riflessioni d’acqua, impressioni di roccia. Tre secoli di pittura: ’700-’800-’900», curata da Giovanni Granzotto con Antonella Alban e organizzata dall’Associazione culturale ArtDolomites Aps. Si tratta di un progetto di ampio respiro che ha come primo sostenitore il Comune di Borgo Valbelluna che ne ha condiviso da subito lo spirito: la mostra, infatti, è inserita nel più ampio contesto di sensibilizzazione sul valore e la tutela dell’acqua dolce, un bene che sta diventando sempre più prezioso per la sopravvivenza dell’uomo.

Su questo tema quantomai attuale sono state già installate le opere di Cracking Art nelle piazze di Lentiai, Mel e Trichiana; la scorsa primavera si è tenuta la mostra «Toni Piccolotto. Bianche riflessioni nel paesaggio» a Lentiai; sono stati organizzati convegni e incontri sui problemi legati all’emergenza idrica ed è aperta in questo periodo la prima edizione del concorso fotografico «Reflex H2O-Quando l’acqua diventa arte».

L’attuale rassegna riunisce oltre 60 opere di una ventina di artisti veneti, italiani e internazionali «che hanno affrontato i temi dell’acqua, della roccia e della montagna», precisa Granzotto, e provengono da collezioni private del Nord Italia.

La mostra è organizzata in quattro sezioni cronologiche: il Settecento, con vedute di Venezia e della laguna di Francesco Guardi e lavori, tra gli altri, di Luca Carlevarijs, Marco Ricci, Giuseppe Zais e Bernardo Bellotto. L’Ottocento è rappresentato da opere di Guglielmo Ciardi e i figli Beppe ed Emma, Bartolomeo Bezzi, Pietro Fragiacomo, Angelo Morbelli, Ettore Tito, Luigi Nono.

La complessità del ’900 è articolata a sua volta in due parti: «La prima parte con opere, ad esempio, di Emilio Vedova o di Virgilio Guidi, dove luce, natura, paesaggio, acqua e roccia sono un pretesto per raccontare aspetti più intimi dell’uomo, spiega Antonella Alban. La seconda parte illustra in maniera nuova la natura stessa, attraverso l’interpretazione di segni, colori e luci e con l’utilizzo anche di materiali diversi; artisti di questo periodo sono, ad esempio, Piero Gilardi e Paul Jenkins». Quest’ultima sezione comprende anche i lavori di Filippo de Pisis, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Zoran Music, Tancredi, Piero Guccione, Mario Schifano, Francesco Giraldi e Salvo.

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