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Quando Basquiat vendicò un writer

Un cruento episodio di intolleranza mobilitò, oltre al pittore, Lou Reed, Spike Lee e Keith Haring

«The Death of Michael Stewart» (1983) di Jean-Michel Basquiat (particolare), New York, Collezione Nina Clemente. © Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York. Foto: Allison Chipak © Solomon R. Guggenheim Foundation, 2018

New York. Quando Michael Stewart, nel 1983, a seguito delle percosse subite da parte della polizia che lo aveva arrestato mentre disegnava dei graffiti nella stazione della metropolitana della First Avenue nell’East Village, morì, a 25 anni, dopo tredici giorni di coma, l’America rimase sotto shock. Mentre nel frattempo molti artisti gli resero omaggio: da Lou Reed, che lo menzionò nella canzone «Hold On», a Spike Lee, che lo nomina nel film «Fa’ la cosa giusta», a Keith Haring, che realizzò un quadro intitolato «Michael Stewart - Usa for Africa», a Jean-Michel Basquiat («sarei potuto esserci io al posto di Michael Stewart», dichiarò l’artista, all’epoca ventiduenne), che sulle pareti dello studio del suo amico Haring dipinse «Defacement (The Death of Michael Stewart)».

Ora quest’opera, che vede contrapposte le immagini di due poliziotti che brandiscono due grandi manganelli arancioni ai due lati di una sottile figura nera vittima dell’assalto, è il punto di partenza di una mostra, curata da Chaédria ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019

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