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Protagonisti 2019 | Museo | Il National Museum of Qatar

La sua architettura è la definitiva consacrazione internazionale di Jean Nouvel tra le archistar

Veduta aerea del Museo Nazionale del Qatar. © Iwan Baan

Sono stati scelti dalla redazione de «Il Giornale dell'Arte» i protagonisti del 2019 nelle categorie «Persona», «Mostra», «Museo» e «Libro». Per la categoria «Museo», il prescelto è il National Museum of Qatar.

Doha (Qatar). Se un museo deve essere (anche) capace di essere riconoscibile, di coinvolgere il più vasto pubblico (anche quello che mai entrerebbe per vedere «solo» una collezione) e di rappresentare pienamente chi il museo stesso l’ha voluto e finanziato, allora sì, il National Museum of Qatar è il miglior museo del 2019. Inaugurato il 28 marzo, è un grandioso edificio di piastre inclinate, una «rosa del deserto» radicata nella tradizione e aperta all’innovazione, tanto locale negli obiettivi (la gloria del Qatar e l’educazione dei suoi cittadini) quanto globale nella comunicazione.

La sua architettura (felice all’esterno, meno riuscita negli allestimenti) è la definitiva consacrazione internazionale di Jean Nouvel tra le archistar di oggi e, forse, di domani. Accanto al Gehry del Guggenheim Bilbao e della Fondation Vuitton, al Libeskind del Museo Ebraico di Berlino, al Renzo Piano degli innumerevoli musei nel mondo, ai Foster e alle Hadid, siede ora, riconoscibilissimo, anche l’architetto francese.

Lo stesso Nouvel, peraltro, fu l’artefice di uno dei «musei dell’anno» già nel 2018: il Louvre Abu Dhabi, operazione straordinaria e colossale sotto molti punti di vista, in campo sia architettonico che «geopolitico» (quanti punti ha guadagnato con questo museo il «sistema Francia» agli occhi del mondo, e del ricco mondo arabo in particolare?).

E, come succede per ogni premio e in ogni festival che si rispetti (dall’Oscar a Sanremo), la vittoria è anche il riconoscimento per il titolo mancato l’anno precedente. Ecco qui che Nouvel, e grazie a lui il museo di Doha, vince quest'anno addirittura la sfida con il MoMA di New York, protagonista di un riallestimento rivoluzionario ed «epocale» nella sua scelta tematica e non più cronologica (anticipato, come molti ricorderanno, da Tate Modern, Gam di Torino e Gnam di Roma: allora criticatissimi).

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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