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Prima olandese al Foam per Brassaï

Oltre 170 scatti e cimeli danno vita a un percorso attraverso luoghi e oggetti, strade e personaggi, piaceri, ritratti, ma anche artisti, scrittori e amici

«Sul Boulevard Saint-Jacques», 1930-32, di Brassaï. © Estate Brassai Succession Paris

Amsterdam (Paesi Bassi). Dal 13 settembre al 3 dicembre il Foam propone la prima retrospettiva in Olanda di Brassaï, organizzata dalla Fundación Mapfre di Barcellona (che l’ha ospitata nel 2018). Più di 170 stampe vintage, disegni, una scultura e materiali di repertorio danno vita a un percorso attraverso luoghi e oggetti, strade e personaggi, piaceri, ritratti, ma anche artisti, scrittori e amici che hanno accompagnato la vita e nutrito l’immaginario di un fotografo tra i più celebri del XX secolo.

Gyulá Halász, in arte Brassaï, nasce nel 1899 a Brasov, città rumena allora parte dell’impero austro-ungarico. Dopo gli studi artistici in Germania, si stabilisce a Parigi nel 1924, luogo di elezione in cui prenderà forma la sua intera poetica. Dapprima pittore, si avvicina ai circoli dell’avanguardia, dove stringe amicizia con scrittori e artisti quali Picasso (le Conversazioni di Brassaï con l’artista spagnolo sono state pubblicate da Allemandi nel 1996, Ndr), Matisse, Dalí e Kertész.

Quest’ultimo lo avvicina alla tecnica fotografica, il linguaggio che Brassaï sceglie per raccontare la sua fascinazione verso la vita parigina. Documenta scene della vita di tutti i giorni, l’architettura e i monumenti, l’opera e il balletto, l’alta società e i protagonisti più in voga degli ambienti intellettuali attorno a Montparnasse.

Nasce un sodalizio con Picasso, per il quale lavora come fotografo nei primi anni Trenta, e con cui avvia una lunga collaborazione. La sua prima, celebre, pubblicazione Paris by Night (1933), gli spalanca le porte al Surrealismo (numerose le pubblicazioni su «Minotaure», la rivista del movimento), che però non sposerà mai, per la natura documentaria, non manipolata, del suo lavoro.

Se da un lato l’estetica di Brassaï vi si avvicina nelle atmosfere e nell’uso della luce, al contrario i suoi soggetti sono più che autentici: criminali e prostitute, emarginati e tossicodipendenti, bar e night club. In un momento cruciale per l’affermazione della fotografia come linguaggio artistico, Brassaï viene subito apprezzato negli ambienti artistici, ma anche in quelli commerciali (lunga la collaborazione con «Harper’s Bazaar».

Ilaria Speri, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019







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