Prima di tutto Des Cars è una tosta

Il nocciolo non è che alla guida del Louvre è stata nominata una donna

Laurence des Cars al Musée d’Orsay che ha diretto per anni prima di essere nominata direttrice del Louvre © Franck Ferville
Flaminio Gualdoni |

Alla fine i francesi ce l’hanno fatta, Laurence des Cars è il nuovo presidente-direttore del Louvre e prende il posto del controverso e «politico» Jean-Luc Martinez, celebre perché si sentiva erede dell’antico Musée Napoléon ma in qualità di nuovo Napoleone.

Dico ce l’hanno fatta, perché erano mesi e mesi che l’argomento della nomina del nuovo presidente-direttore era oggetto di dispute mediatiche accanite, con tanto di intrighi e guerriglie tra fazioni, roba che da noi si dibatte di meno per nominare, chessò, il presidente di una grande banca o l’allenatore della nazionale di calcio: dei ministri neanche a parlarne, in molti casi hai la sensazione che quei posti lì li diano in giro un po’ a casaccio. Eppure, a fatto avvenuto, il notizione è diventato, secondo l’air du temps, che per la prima volta una donna veniva nominata nell’incarico prestigioso: come se fosse questo il nocciolo della questione.

Che Laurence dirigesse da anni l’Orsay, un’altra corazzata, e l’Orangerie, il tempio delle «Ninfee» di Monet, e che avesse organizzato mostre culturalmente ispide e geniali come «L’Origine du monde», 1996, e «Le Modèle noir», un paio d’anni fa, cioè che fosse uno dei rari, molto rari, reggitori con un’idea chiara e non banale su che cosa deve fare un museo, non è stato dunque un «di cui» subordinato al suo genere, ma proprio la sostanza della sua identità di studiosa, o studioso, che è poi proprio la stessa cosa: se c’è un ambito in cui la competizione tra i sessi ha perso di senso, e da gran tempo, è la storia dell’arte.

Ormai anche i più tetragoni dovrebbero essersene fatta una ragione. Vabbè, una buona notizia ogni tanto tonifica lo spirito: al Louvre ci hanno messo una brava, che per di più è donna e ci mette a posto sul fronte delle inquietudini etiche da social: era brava anche quando, giovane curatrice, organizzò la mostra sull’«Origine du monde» dribblando le tonnellate di prevenzioni, luoghi comuni eccetera, che il capolavoro di Courbet si portava appresso, compreso il fatto che l’allora ancor incubante ma già proterva censura internettiana non voleva farsene una ragione (e siamo ancora qui, se è per questo): da storico dell’arte serio, insomma.

Quanto al suo essere donna, se non eri un povero di spirito certi problemi non te li ponevi da tempo. Penso alla mia piccola vicenda: dal liceo in poi ho avuto docenti come Maria Luisa Gengaro e Gemma Sena Chiesa, la mia prima direttrice in un museo è stata Mercedes Garberi, a dirigere il mio primo museo mi volle Alfonsina Rinaldi, sindaco di Modena (un sindaco che girava in bicicletta, altri tempi), per dire. E quando muovevo i primi passi nella militanza dell’arte li facevo con Dadamaino e Carla Accardi, e con Claudia Gian Ferrari e Netta Vespignani, e a far libri ho iniziato con una editor tostissima come Eileen Romano, per dire.

Quindi la clava mentale del bruto maschilista non l’ho dovuta posare, perché non l’ho proprio mai impugnata. Ora mi posso permettere di gioire perché Laurence des Cars diventa presidente del Louvre in quanto l’hanno considerata la miglior scelta possibile in se stessa. Perché è una storica ineccepibile e oltretutto un’organizzatrice tosta. Roba rarissima, a prescindere dal sesso. Almeno, dato che siamo in Francia e non in Italia, la litania pelosa e insultante delle «quote rosa» ci è stata risparmiata.

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