Prigioni multietniche

Massimiliano Cesari |  | Lecce

Volti, disegni, iscrizioni, stemmi nobiliari e altre tracce grafiche riemergono dall’oscurità dei secoli, riportate da uomini sconosciuti sulle pareti delle prigioni sotto la cosiddetta torre «mozza» del Castello Carlo V. Un repertorio di immagini che riaffiorano da un passato terribile, riconsegnandosi, con la forza della testimonianza, agli occhi dei contemporanei.

Gli interventi di restauro appena conclusi dalla Soprintendenza di Lecce hanno riportato alla luce numerosi «segni» di detenuti che nel corso dei secoli hanno condiviso quei luoghi. Si vedono infatti tracce «multietniche», evidenziate da parole in ebraico e altre lingue. Nomi di persone, un Lorenzo e un Antonio, quest’ultimo che impreca contro il traditore che lo condusse in quelle segrete; compare anche un sant’Antonio da Padova, ultimo appiglio di speranza e redenzione. Un uomo e una donna, graffiti con estremo realismo, restituiscono invece
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