Piccole storie dal Medioevo intorno al Natale | Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia

Un viaggio nell’iconografia della santa protettrice degli occhi nella pittura antica, da Altichiero da Zevio ad Altobello del Fiore, da Domenico Veneziano a Lorenzo Lotto

«Santa Lucia invano trascinata dai buoi» (1479), di Sano di Pietro (particolare), predella del polittico dell’Assunta
Virtus Zallot |

In alcune località italiane la notte che precede il 13 dicembre santa Lucia porta doni ai bambini buoni; solo a quelli che dormono, però, a cui consiglia di andare a letto annunciandosi con un campanellino. All’asinello che l’accompagna si prepara qualcosa da mangiare e da bere che i genitori, nascostamente, si premurano di consumare.

L’uso relativamente recente di mettere in scena il suo arrivo, facendola interpretare da una donna vestita di bianco e con il volto velato (con abito e velo spesso prestati da una sposa) non solo ne compromette aura e poesia ma crea un cortocircuito di senso: perché non dovrebbe essere vista ma si conducono i bambini a vederla; perché quel velo (che cela la vicina di casa) nasconderebbe occhi sradicati o bruciati che comunque funzionano; perché, minacciati di diventare ciechi se la osservassero in viso, i piccoli ne hanno (giustamente) paura.
«Santa Lucia» (1445), di Domenico Veneziano (particolare dalla pala di Santa Maria dei Magnoli)
L’iconografia tardo medievale l’immaginava invece bella, con occhi di scorta innestati in sostituzione di quelli che si sarebbe levata per scoraggiare un pretendente o che le sarebbero stati asportati nel martirio. Li reca solitamente su un piattino e, bulbi oculari vivi e inquietanti, continuano a guardare e talora ci guardano: come nella pala di Domenico Veneziano per Santa Maria dei Magnoli (1445 ca), ora agli Uffizi di Firenze.

Socchiusi, quelli della santa di Carlo Crivelli (1476 ca) alla National Gallery di Londra sembrano in attesa della mano misericordiosa che li chiuderà. Altrove sono infilzati su uno stiletto, macabro spiedino che la santa porge comunque con grazia; oppure traspaiono sulla lampada che Lucia reca quale traduzione oggettuale del suo nome, riferimento alla luce che fu e che illumina coloro che le si rivolgono.
Nella tavola alla National Gallery di Washington, proveniente dallo smembrato polittico Griffoni (1472-73), Francesco del Cossa li trasformò in fiori che sbocciano da un gambo, sorta di occhialini lorgnette (con impugnatura a stanghetta) non da poggiare sugli occhi ma con occhi inclusi.
«Santa Lucia» (1476 ca), di Carlo Crivelli (particolare)
Lucia era giovane e bella. Quando decise di donare le sue ricchezze ai poveri il fidanzato la denunciò perché cristiana. Il giudice Pascasio l’interrogò e minacciò senza che ripudiasse la sua fede. Ordinò quindi di condurla in un lupanare ma (narra Jacopo da Varagine nella «Leggenda Aurea») né mille uomini né mille paia di buoi riuscirono a smuoverla.

Il clamoroso episodio, vistoso e particolarmente scenografico, ricorre nelle Storie illustrate distinguendo la Passione di Lucia da quella di altre vergini martiri o bastando da solo a raccontarla, come nella predella del polittico dell’Assunta (1479) di Sano di Pietro, presso la Pinacoteca Nazionale di Siena.

Poiché irremovibile, ritenendola protetta da un incantesimo Pascasio la fece bagnare con orina; ordinò poi di cospargerla con pece, resina e olio bollente e di accenderle intorno un fuoco. Indenne e impassibile, la santa fu finita con una spada in gola; era il 13 dicembre, secondo Jacopo da Varagine del 310.

Alle vicende della santa furono dedicati cicli affrescati (come quello di Altichiero da Zevio, realizzato intorno al 1380 nell’Oratorio di San Giorgio a Padova) e tavolette di polittici e pale (per esempio, graziosissime, quelle che Jacobello del Fiore dipinse tra il 1420 e il 1425, conservate presso la Pinacoteca Civica di Palazzo dei Priori a Fermo). Oltre il Medioevo, Lorenzo Lotto ne illustrò la Leggenda nella Pala di santa Lucia (1532), conservata presso la Pinacoteca Comunale di Jesi.
«Santa Lucia» (1472-73), di Francesco del Cossa (particolare)
Nei racconti più antichi Lucia conserva comunque i suoi occhi, che solo leggende successive le levarono e che, ma dopo il XIV secolo, diventarono suo attributo iconografico. Per una sorta di contrappasso, ancor più da cieca continuò a protegger la vista (corporea e spirituale) di coloro che le si rivolgevano, come già in considerazione del suo stesso nome e della frase che avrebbe pronunciato durante il martirio, quando affermò che avrebbe tolto ai pagani presenti l’accecamento della loro superbia.

A un’invocazione contro una malattia degli occhi sono legate le leggende che spiegano i suoi regali. Quando, per convincerli a seguirli in pellegrinaggio, i genitori promisero ai bambini che al ritorno avrebbero trovato dei doni, la santa si premurò di farli trovare. Prima dell’introduzione del Calendario Gregoriano (1582) il giorno della sua festa corrispondeva al solstizio d’inverno, da cui il detto «Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia». L’affermazione oggi errata, che parrebbe rispondere a banali esigenze di rima, aveva dunque fondamento astronomico, constatando come la santa  fosse capace di restituire luce non solo ai cuori e agli occhi, ma al tempo e al mondo.

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