Più luce nel Musée de Cluny

In marzo il Museo nazionale del Medioevo riaprirà dopo un cantiere «a tappe» iniziato nel 2015. L’allestimento ora è cronologico

L’ala moderna del Musée de Cluny progettata da Bernard Desmoulins e inaugurata nel 2018 come nuovo ingresso. © M. Denancé/Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge
Luana De Micco |  | Parigi

Al Musée de Cluny le squadre di tecnici stanno allestendo le ultime opere della collezione per il nuovo percorso di visita completamente ripensato. Arriva dunque al termine l’ambizioso cantiere di restauro del Museo nazionale del Medioevo iniziato nel 2015: riaprirà in primavera, probabilmente a marzo se le condizioni sanitarie lo permetteranno.

È stato un cantiere a tappe, con due momenti centrali: il restauro delle terme gallo-romane dell’antica Lutetia, del I secolo, tra il 2015 e il 2017, e la riapertura parziale del museo con l’inaugurazione, nel 2018, di una nuova ala moderna progettata dell’architetto Bernard Desmoulins, che fa da ingresso. Il museo ha poi richiuso le porte nel settembre 2020.

Ristrutturare era urgente per mettere a norma gli impianti e rendere l’edificio accessibile ai disabili, per ampliare gli spazi e garantire il confort della visita, e per la corretta conservazione del monumento. È stato il primo importante recupero dal 1843, anno della creazione del museo. Ma era fondamentale anche rivedere la museografia che, concepita negli anni ’50, era ormai vetusta.

«Rendere il sito accessibile fisicamente e intellettualmente» è stato l’obiettivo numero uno, ha spiegato la direttrice Séverine Lepape. Sul budget totale di 21,5 milioni di euro, soprattutto di fondi pubblici, 11,4 milioni sono stati investiti solo per il riallestimento. Una sfida, data la particolarità del museo, che comprende l’Hôtel des abbés de Cluny, splendido edificio in stile gotico del ’400, l’ampliamento realizzato nell’800 dall’architetto Albert Lenoir, la nuova struttura moderna e le terme antiche: «Era necessario trovare un’unità di lettura che tenesse conto della complessità dell’edificio con i suoi molteplici strati storici e architettonici», ha spiegato il conservatore Michel Huynh.

Il percorso, prima tematico, diviso per tecniche (lavori del ferro, del legno, del vetro e così via), ora è cronologico, con qualche sala tematica, come quella dedicata alle armi. Gli oggetti esposti sono 1.600, alcuni dei quali sono stati appositamente restaurati. «I giochi di prospettiva, la lettura trasversale dello spazio, la profondità di campo che abbiamo creato permettono al visitatore di tessere i legami tra contenuto e contenitore, tra le opere cioè e l’architettura», ha spiegato lo scenografo Adrien Gardère, socio dell’architetto Desmoulins.

Le finestre che prima erano oscurate, nascoste dietro l’allestimento, sono state riaperte. La luce entra nelle sale e il visitatore può gettare uno sguardo sul cortile gotico. Nuove aperture sono state create e sono state ripristinate nicchie antiche, anch’esse nascoste dietro al vecchio allestimento. Tutte le installazione tecniche, ora, scompaiono dietro le pareti. Per l’arredo è stato utilizzato il «viroc», una miscela di legno e cemento: «Nell’edificio ci sono già diversi strati di cemento, anche molto antichi. Per cui non volevamo ricorrere ancora allo stesso materiale. Né volevamo un materiale finito, come il legno. Il viroc, dall’aspetto minerale e grezzo, ci è sembrato in armonia con le opere», ha aggiunto Gardère.

Il percorso è ora più coerente. I visitatori ritrovano la sala dedicata a Notre-Dame con le «teste dei re» e il capolavoro del museo, il ciclo di arazzi della «Dama e l’unicorno», nella sua sala inaugurata nel 2013. Per il resto, cambia tutto. Gli elementi provenienti dalla Sainte-Chapelle di Parigi sono riuniti in una nuova sala. Un nuovo spazio è dedicato all’arte profana del XV secolo con oggetti del quotidiano e, per la prima volta, l’arazzo quattrocentesco sulla vita di Santo Stefano, lungo 40 metri, è esposto integralmente nella stessa sala.

La cappella dell’Hotel des Abbés, restaurata, e il cortile (dove prima c’era l’ingresso del museo) fanno adesso parte del percorso. Nelle vetrine, opere di tecniche diverse dialogano tra loro: nella sala sul Gotico francese del XV secolo sono, per esempio, dipinti su tavola, sculture e il tesoro detto di Colmar, gioielli e medaglie d’oro del XIV e XV secolo.

La filosofia del museo non è cambiata: «Apparteniamo a quella piccola famiglia di musei nel mondo, tra cui il Bargello fiorentino, che privilegia la relazione tra le opere e il loro pubblico. Niente separazione fisica, niente distanza, sintetizza Michel Huynh. Questa prossimità è una nostra libera scelta e fa parte della nostra storia».

© Riproduzione riservata Cappella dell'Hôtel des Abbés de Cluny. © RMN-Grand Palais - Thierry Ollivier.jpg Una delle opere della collezione in fase di riallestimento. © Michel Bourguet/Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge
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