Più comunista che femminista, dipinse Peggy con i lividi

Al Museo Guggenheim di Bilbao un centinaio di opere di Alice Neel mettono a nudo l’altra faccia dell’America del secondo ’900. Intervista alla curatrice

Alice Neel, «Pregnant Maria», 1964
Roberta Bosco |  | Bilbao

Arriva in Europa «Alice Neel: le persone innanzitutto», la grande mostra che il Metropolitan di New York e il Museo Guggenheim di Bilbao dedicano all’artista statunitense, una delle voci più eterodosse e sincere dell’arte americana della seconda metà del ’900. Dal 17 settembre al 6 febbraio la rassegna percorre tutta la carriera della Neel (Pennsylvania, 1900-New York, 1984), attraverso 95 dipinti e una dozzina di disegni. «Il Giornale dell’Arte» ha intervistato Lucía Agirre, conservatore capo del Guggenheim e curatrice della mostra con Kelly Baum e Randall Griffey, conservatori del Met.

Perché un’artista così importante è stata apprezzata appieno solo a partire dagli anni ’70?
È sempre andata controcorrente. Figurativa negli anni in cui trionfava l’Espressionismo astratto, comunista, interessata alle persone comuni, decisa a mostrare ciò che nessuno, e tantomeno una donna, osava mostrare: la sofferenza del parto, l’atto sessuale, le lotte emozionali e fisiche delle donne, soprattutto quelle povere come lei, che ha cresciuto da sola 4 figli e ha vissuto sempre in condizioni precarie. Anche se è il movimento femminista a riscoprirla negli anni ’70, la Neel dava voce alle donne discriminate come lei con una visione più comunista che femminista. Non faceva ritratti su commissione e solo negli ultimi anni accetta di dipingere gente conosciuta, ma sempre captando gli aspetti più intimi e nascosti, in un modo sincero, particolare ed empatico, con una visione molto avanzata su questioni di genere, razza e classi sociali.

Il ritratto di Andy Warhol, eseguito due anni dopo che Valerie Solanas gli sparasse, rivela tutta la sua fragilità e debolezza…
È l’unica delle opere celebri a non essere esposta, ma non importa perché a volte i personaggi noti fanno passare in secondo piano i ritratti anonimi, quelli che svelano la vera Alice Neel. Tra le opere iconiche ci saranno i ritratti della storica dell’arte Linda Nochlin con la figlia e della critica d’arte femminista Cindy Nemser con il marito, che riuscì a dipingere nudi. Sapeva come creare la situazione che ricercava. Era una donna molto intelligente, capace di cogliere ciò che si nasconde dietro la facciata delle persone. Per questo le sue opere attirano tanto l’attenzione, come il dipinto di Peggy, una donna all’apparenza felice che a uno sguardo più attento rivela i lividi che tradiscono la violenza subita. Non erano tempi in cui la violenza sulle donne era considerata tale e men che meno denunciata.

I protagonisti delle sue opere, dagli abitanti di Cuba, dov’è cominciata la sua atipica carriera, o dello Spanish Harlem, dov’è vissuta per anni, fino alle donne povere incinte o che allattano, posavano per lei?
Sì, praticamente sempre. In mostra c’è il meraviglioso ritratto di un soldato che stava partendo per il Vietnam. Alice Neel aveva iniziato l’opera e lo aspettava per il giorno dopo, ma lui non tornò e lei la considerò conclusa anche se solo il viso e le mani sono terminati, mentre il corpo è appena abbozzato. A New York diverse persone hanno riconosciuto con sorpresa familiari o amici tra i volti anonimi in mostra. È stato un risvolto inaspettato e molto gratificante del progetto. La Neel voleva raccontare la storia di persone sconosciute perché sapeva che nessun altro l’avrebbe fatto.

Quali opere vorrebbe evidenziare?
Sono meravigliosi i piccoli disegni in cui si raffigura con il suo compagno dopo aver fatto l’amore, con sincerità e naturalezza, in un’epoca in cui una visione di questo tipo era impensabile. Ma oltre alle opere intimiste, mostriamo anche il suo lato più politico, in cui dipinge le manifestazioni a Londra e New York, la Grande Depressione, le donne e i bambini dell’ospedale pediatrico per indigenti e l’avvento del nazismo.

Alice Neel si è definita «collezionista di anime». È stata la sua capacità d’introspezione o la sua opera trasgressiva, come i nudi di donne incinte, a conquistare la critica?
Dipende. I movimenti femministi hanno usato più la trasgressione che la novità formale delle sue opere. Sono interessanti anche le sue prime opere a Cuba dove appaiono idee che avrebbe sviluppato negli anni seguenti. Ha messo a nudo l’anima dei suoi protagonisti e anche la sua: nel suo unico autoritratto la vediamo già anziana, con il corpo sciupato, il viso rugoso e gli occhiali sul naso che non nascondono il suo sguardo vigile e acuto.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Roberta Bosco
Altri articoli in MOSTRE