Più che una mostra una grande messa in scena

Le stupefacenti opere di Bertozzi & Casoni in tre sedi della città

«Non ricordo» (2014) di Bertozzi & Casoni
Stefano Luppi |  | Imola

Imola Musei, diretta dallo storico dell’arte Diego Galizzi, si componge di tre istituti culturali e storici gestiti direttamente dal Servizio Musei e Attività Espositive del Comune: il Museo San Domenico, il Palazzo Tozzoni e la Rocca Sforzesca. Il maniero, una costruzione fortificata ben conservata, è stato fondato nel XIII secolo: «aggiornato» per la difesa dalle armi da fuoco tra 1472 e 1484 per volere degli Sforza, pochi anni dopo, nel 1502, ospitò Niccolò Machiavelli e Leonardo da Vinci, quest’ultimo chiamato da Cesare Borgia a ispezionare le difese della città.

Palazzo Tozzoni, costruito da Domenico Trifogli nella prima metà del XVIII secolo, conserva ancora molti arredi antichi ed è un museo di se stesso mentre San Domenico, ex convento domenicano, integra il Museo Giuseppe Scarabelli, nucleo più antico dei musei imolesi erede del Gabinetto di Storia Naturale fondato nel 1857 quando Scarabelli e altri cittadini donarono le proprie collezioni al Comune. Le Collezioni d’arte affiancate qui si compongono di seicento pezzi tra dipinti, sculture, ceramiche, disegni, arredi liturgici, monete e medaglie, le testimonianze della cultura figurativa locale tra cui dipinti cinquecenteschi di Innocenzo da Imola e Lavinia Fontana, nature morte seicentesche di Francesco Codino, ceramiche trecentesche e medaglie rinascimentali come quella dedicata a Caterina Sforza.

Fanno parte di questo nucleo anche sei opere scultoree di Bertozzi & Casoni, donate negli anni scorsi: proprio il duo di ceramisti, nato nel 1980 da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961-Imola, Bologna, 2023), è il protagonista nei tre spazi citati della importante mostra «Bertozzi & Casoni. Tranche de vie», curata da Diego Galizzi e visitabile fino al 18 febbraio. A Palazzo Tozzoni, il cuore della rassegna, una trentina di lavori degli ultimi vent’anni dialogano con gli arredi dell’edificio, dando vita a una sorta di installazione artistica trans temporale.

«In nuce. 1980-1997» è invece il titolo della sezione allestita nel quadriportico del Museo San Domenico: qui gli artisti vengono raccontati in modo narrativo prima della vasta fama di oggi, attraverso sessanta pezzi concepiti dai primi anni Ottanta fino alla metà dei Novanta. Alla Rocca è invece presente l’installazione «La morte dell’eros», momento culminante dal punto di vista visivo ed emotivo perché l’opera pensata fin dal 2000 è divenuta il testamento dell’appena scomparso Dal Monte Casoni. «Il nocciolo di questo progetto, termina il direttore Galizzi, è la presa di coscienza che le stupefacenti creazioni di Bertozzi & Casoni hanno in sé un marcato senso teatrale, perché tutte giocate sulla dialettica tra realtà e finzione. Abbiamo allora voluto assecondare questa vocazione e ampliarne la portata, immaginando a Palazzo Tozzoni un percorso originale, che più che una mostra tradizionale è una grande messa in scena. Una sorta di “laboratorio del dubbio”, dove gli ambienti e le opere d’arte della casa-museo si prestano a fare, più che da cornice, da complici di una macchinazione orientata allo spaesamento. Solo apparentemente “semplici”, le opere di Bertozzi & Casoni sono fortemente ambigue, cariche di significati e ci interrogano continuamente».

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