Perché la Quadriennale chiude il 2 maggio?

Il primo BALLARIO CON I LUPI del Giornale dell'Arte

Nicolas Ballario |  | Roma

Roma in questi mesi è stato il luogo più interessante sul contemporaneo: il MaXXI continua a fare un ottimo lavoro, il Macro ha finalmente una programmazione bellissima, ma anche decine di spazi, istituzioni piccole o grandi, fondazioni e gallerie hanno animato la Città. Soprattutto c’è la Quadriennale in una delle sue edizioni più interessanti e vive, un lavoro di anni di ricerca sull’arte italiana guidato da Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol.

Veniamo al punto: ieri è comparsa sul sito del Palazzo delle Esposizioni la data di chiusura. 2 maggio. Non riesco a crederci: la Quadriennale è costata anni di lavoro (e anche qualche milione di euro, ma non è questo il punto) ed è stata aperta solamente per 33 giorni. Vogliamo essere ottimisti, ma c’è il serio rischio che non si apra più e comunque anche quei 33 sono stati giorni disgraziati. Sempre sold out, è vero, ma il grande pubblico del contemporaneo (come chiunque) non poteva viaggiare e la Quadriennale non è solo una mostra, ma l’occasione per rilanciare l’arte contemporanea italiana a livello internazionale, per metterla al centro dello sviluppo e del dibattito.

Oltre a questo, è la benzina che serve perché Roma possa mantenere questa velocità sul contemporaneo, che potrebbe tirarsi dietro anche molte altre cose. Sarà un mese durissimo come sappiamo, ma ormai vediamo la luce in fondo al tunnel ed è assurdo che la Quadriennale chiuda proprio mentre potrebbe tornare a essere visitata nei week end e in estate, quando forse potremo con cautela tornare a viaggiare.

Qual è il problema? Il budget è finito. Sappiamo che gli attori in campo hanno provato a prorogare, ma questo è il momento in cui deve entrare in gioco la politica. L’unico modo per non buttare tutta la fatica e i soldi spesi per questa magnifica manifestazione è fare un ultimo sforzo e trovare quanto serve per la manutenzione e il personale, per tenere aperta la Quadriennale fino a settembre o almeno fino a luglio. Non vorrete farvi un autogoal del genere?

Roma è una Città disgraziata e l’arte contemporanea annaspa ovunque, non possiamo pensare che si perda questa occasione per così poco. È troppo importante per tutto il settore.

Adesso l’assessora Lorenza Fruci (da cui dipende la struttura) e il ministro Franceschini (che rappresenta il sostegno più pesante alla manifestazione insieme a Gucci e Intesa Sanpaolo), che sappiamo essere fieri e forti sostenitori della Quadriennale, si facciano paladini di questa battaglia. Se c’è una programmazione, la si rimandi. Per quanto riguarda i soldi, se c’è la volontà politica si trovano anche quelli, tanto più che ne bastano pochi.

Quindi invito tutti gli artisti a unirsi a questo appello. Facciamo un po’ di casino (e se non ci ascoltano ora ne faremo il doppio dopo) e costringiamo il presidente della Quadriennale Umberto Croppi, la direttrice generale Ilaria della Torre, il presidente di PalaExpo Cesare Pietroiusti, il direttore generale Fabio Merosi e la direttrice operativa Daniela Picconi ad aprire una chat su whatsapp* con Assessora e Ministro, chiamandola «E quindi? Che dovemo fa’?».

*Vabbé, Pietroiusti lo coinvolgiamo in un altro modo: ha un Nokia del ’98 e lui whatsapp non ce l’ha.

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