Perché Demand distrugge i suoi pop-up

Il doppio volume dedicato all’artista tedesco in occasione della mostra curata da Udo Kittelmann presso il Centro Botín di Santander vive sul crinale tra realtà e finzione, bidimensionalità e spazio praticabile

Una veduta della mostra «Thomas Demand. Mundo de Papel» (2022), Centro Botín, Santander. Cortesia l’artista e Mack. Foto Vicente Paredes
Arianna Antoniutti |

È un mondo di carta quello creato e abitato da Thomas Demand, un mondo che vive sul crinale tra realtà e finzione, bidimensionalità e spazio praticabile, nel volume che Mack, in coproduzione con la Fundación Botín, ha dedicato all’artista tedesco in occasione dell’omonima mostra curata da Udo Kittelmann presso il Centro Botín di Santander, da poco conclusa.

Il processo operativo di Demand è noto: l’artista realizza, con carta e cartone, modelli in scala 1:1 che, una volta fotografati, saranno distrutti. Di quei luoghi effimeri rimane la sola immagine fotografica che, nella sua apparente oggettività, sembra interrogarci su cosa sia reale e cosa fittizio. Demand, nella sua prima grande mostra in Spagna, ha dilatato e moltiplicato le sale espositive del Centro Botín con otto padiglioni sospesi che nel libro sono ricreati sotto forma di pop-up, originando un ulteriore livello di cortocircuito tra realtà fisica e sua percezione.

Gli ambienti duplicati dai pop-up sono apparentemente quieti e privi di tensioni ma, come sempre in Demand, agitati da sotterranee risonanze storiche o da drammatici fatti di cronaca. È questo il caso, ad esempio, della sala di controllo dell’impianto di Fukushima, teatro dell’incidente nucleare del 2011, o della suite dell’ultimo pasto consumato da Whitney Houston.

In un secondo volume le foto delle installazioni e un testo dello scrittore Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura nel 2010, che analizza l’opera di Demand soffermandosi sui vari aspetti: l’approfondito studio della tecnica fotografica, l’apporto fornito dal pensiero di filosofi quali Bertrand Russell e Ludwig Wittgenstein, e l’evoluzione dei modellini di Demand, da creazioni elementari a sofisticate strutture che talvolta richiedono la collaborazione di studi di architettura.

Lo scrittore, in chiusura, si chiede perché è necessario per l’artista distruggere i propri modelli. E risponde: «Per una semplice ragione: questi oggetti erano domande formulate da Thomas durante la loro fabbricazione, ed egli ha trovato la risposta in quelle immagini». 

Mundo de papel,
di Thomas Demand, 40 pp., ill. col., inglese-spagnolo, Mack, Londra 2022, € 125

© Riproduzione riservata La copertina del libro
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