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Gallerie

Per le gallerie la pandemia era già iniziata prima

L’inizio della «malattia» coincise con l’esponenziale crescita della popolarità dell’arte contemporanea

Un'immagine dalla Viewing Room di una mostra della galleria Zwirner ora aperta a Hong Kong

La pandemia, per le gallerie, è cominciata molto tempo prima del Covid-19. Rispetto al Coronavirus era però più letale, capace di togliere il respiro a chiunque, vecchio o giovane che fosse. Diciamo che le sue manifestazioni risalgono alla fine degli anni Novanta. Come tutte le pandemie, nidificò là dove l’affollamento favoriva i contatti. Il paradosso è che l’inizio della «malattia» delle gallerie, cioè la loro desertificazione (la crisi della loro storica stanzialità), coincise con l’esponenziale crescita della popolarità dell’arte contemporanea. Si moltiplicarono
le biennali e il pubblico, compresi i compratori, cominciò sempre più a identificare l’arte dei nostri giorni come evento spettacolare, fenomeno sociale, allegorico viaggio transoceanico d’inizio secolo, su metaforici transatlantici che nella loro struttura interna rimarcavano le differenze sociali ed economiche (ogni riferimento al Titanic non è intenzionale).

L’arte e anche l’acquisto di un’opera divennero movida, festa, party, rumore, clamore, glamour.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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