Per le case d’asta meglio vendere lusso che arte

Le vendite online fanno decollare gioielli, orologi, vino e moda

Una borsa di Hermès
Scott Reyburn |

Londra. Sarà questo l’anno in cui il modello di business settecentesco che caratterizza le case d’asta specializzate in arte, con il loro profilo da XXI secolo fatto di alti costi-bassi profitti, verrà definitivamente trasformato dalla tecnologia digitale e dal lusso?

A giugno, Thierry Ehrmann, fondatore della società di analisi Artprice, ha dichiarato che l’acquisizione di Sotheby’s da parte di Patrick Drahi per 3,7 miliardi di dollari ha confermato «l’ingresso del mercato dell’arte nell’era digitale del XXI secolo». Secondo Ehrmann, il prezzo di acquisto di Sotheby’s, un premio del 61% sul prezzo di chiusura delle azioni della società, riflette la «sincera fiducia di Drahi in uno sviluppo potenziale di Sotheby’s attraverso una mutazione digitale».

C’è un po’ di strada da fare. Secondo l’Ubs Art Market Report di Art Basel del 2019, nel 2018 le transazioni online
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Scott Reyburn