Per l’Italia una buona annata, ma serve più chiarezza

L’assestamento ha toccato un po’ tutti: siamo in un tempo nuovo e ora più che mai concentrazione e flessibilità sono di rigore

Il banco dei telefoni attivo durante un'asta
Michela Moro |

Il 2019 è stato una buona annata per molte case d’asta italiane, che in generale si dichiarano soddisfatte dei risultati di vendita, ma l’aspetto più interessante che emerge dalle risposte che i vari direttori e responsabili hanno fornito alle domande del «RA Le Case d’Asta» sono le istanze comuni e i cambiamenti che si stanno verificando. Alla velocità con cui gli scenari variano è necessario ripensare molti dei canoni che in Italia sembravano immutabili, all’interno delle varie realtà e soprattutto nella gestione del nostro patrimonio artistico legato al mercato.

Il ritorno del ministro Franceschini è stato salutato come il riannodare i fili di una conversazione interrotta, ma i lacci e laccioli che attanagliano la burocrazia e i rapporti con i mercati esteri sono il punto più dolente rilevato nelle varie dichiarazioni. Oltre all’arbitrarietà di alcune notifiche è la generale lentezza
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