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Aste

Per l’Italia una buona annata, ma serve più chiarezza

L’assestamento ha toccato un po’ tutti: siamo in un tempo nuovo e ora più che mai concentrazione e flessibilità sono di rigore

Il banco dei telefoni attivo durante un'asta

Il 2019 è stato una buona annata per molte case d’asta italiane, che in generale si dichiarano soddisfatte dei risultati di vendita, ma l’aspetto più interessante che emerge dalle risposte che i vari direttori e responsabili hanno fornito alle domande del «RA Le Case d’Asta» sono le istanze comuni e i cambiamenti che si stanno verificando. Alla velocità con cui gli scenari variano è necessario ripensare molti dei canoni che in Italia sembravano immutabili, all’interno delle varie realtà e soprattutto nella gestione del nostro patrimonio artistico legato al mercato.

Il ritorno del ministro Franceschini è stato salutato come il riannodare i fili di una conversazione interrotta, ma i lacci e laccioli che attanagliano la burocrazia e i rapporti con i mercati esteri sono il punto più dolente rilevato nelle varie dichiarazioni. Oltre all’arbitrarietà di alcune notifiche è la generale lentezza degli uffici preposti, in primis quello legato alle esportazioni, a essere nel mirino, specialmente per le ripercussioni che i tempi biblici hanno sui clienti stranieri ai quali non è sempre facile illustrare i nostri complicati scenari e che hanno la possibilità di rivolgersi all’estero molto rapidamente; al contempo è necessaria una sempre più approfondita conoscenza delle norme e delle regole.

Il desiderio è di reale chiarezza, non per disperdere in velocità le nostre preziose opere, ma al contrario per valorizzarle sulla scena internazionale, assestandosi ad armi pari in un mercato che ha dimostrato di apprezzarle. Il cambio generazionale è un altro tema ricorrente: i vecchi collezionisti lasciano posto a nuove generazioni più informate e meno emotive che hanno a disposizione maggiori strumenti di studio.

Sembra ovvio, ma la qualità viene sempre più ricercata dagli esigenti nuovi acquirenti, anche negli artisti meno importanti: non basta la firma, occorre che l’opera sia significativa nel contesto del lavoro di questo o quell’artista. I gusti e gli stili di vita cambiano e le case d’asta varano nuovi dipartimenti per soddisfarli.

Comics, Luxury Fashion, Oddities, sono recenti realtà, oltre ad altre già presenti che acquistano sempre più rilievo come Automotive e Arte Orientale, per ovvi motivi di globalizzazione; il design, le ceramiche di pregio, i vetri hanno ormai lo stesso peso specifico delle altre specialità.

Anche l’abitare ha perso il carattere immutabile che lo distingueva in passato e le nuove tendenze stanno per recuperare, oggi ancora in modo strisciante, proprio ciò che i negletti dipartimenti di arredi antichi offrono a valori di molto inferiori al passato. È cambiato il modo di guardare alle aste, che hanno perso quel carattere di eccezionalità che una volta, almeno in Italia, le distingueva.

Il momento dell’incanto rientra ormai in una routine di acquisto al pari di altre possibilità, e questo spinge le case d’asta a variare l’offerta e a trasformarsi lentamente. Ad esempio si considerano sempre più una risorsa gli invenduti, e si organizzano nel corso dell’anno appuntamenti di vario genere quali presentazioni, incontri e conferenze legati sì alle vendite, ma che sono momenti volti soprattutto a fidelizzare il cliente e a stabilire un rapporto più consistente nel tempo; del resto la maggiore segmentazione del mercato fa sì che l’offerta debba essere sempre più specifica e mirata per trattenere l’attenzione dei collezionisti.

Si nota anche una sorta di maggior «specializzazione» nei vari campi, chi ha un occhio di riguardo per i giovani artisti e chi punta su una determinata zona di design, parlando delle italiane, mentre le due grandi case internazionali Christie’s e Sotheby’s seguono oltre alle logiche nazionali percorsi dettati dalle policy delle case madri.

Le aste a tempo solo online vanno vieppiù diffondendosi, del resto tutte le pratiche online sono ormai routine, e nelle vendite si assiste normalmente a rilanci anche molto consistenti provenienti dal web, segnalati sia sugli schermi che dai battitori. La reperibilità di opere interessanti per i nuovi e vecchi collezionisti è il vero tarlo dei responsabili di dipartimento, che esplorano ogni territorio nella speranza di individuare possibili interessanti filoni e opere fresche da proporre al mercato.

La realtà italiana è articolata in mondi contigui e non uniformi, ma l’assestamento che, come abbiamo visto, ha molte sfaccettature ha toccato un po’ tutti, anche chi ha avuto annate particolarmente fortunate; siamo in un tempo nuovo e ora più che mai concentrazione e flessibilità sono di rigore.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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