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Per i libri di Galasso meglio il Maschio Angioino o i Lincei?

Ancora senza una destinazione i 40mila volumi dello storico

Giuseppe Galasso (1929-2018), storico, giornalista e politico, nella sua biblioteca privata

Napoli. Che fine faranno i 40mila volumi della biblioteca di Giuseppe Galasso? Il grande storico, scrittore, politico, accademico dei Lincei, docente all’Università di Napoli è noto soprattutto come autore della legge 431 del 1985 che porta il suo nome, il primo e più importante strumento per la tutela dell’ambiente, del paesaggio e del territorio del Paese, purtroppo largamente inapplicato. «Le roi soleil de l’histoire», così lo definiva il medievista Jacques Le Goff.

Galasso è morto a febbraio 2018 nella sua casa di Pozzuoli, un vasto appartamento da cui si vede il Golfo di Napoli in cui i libri erano padroni, occupavano pareti, tavoli e perfino pavimenti. Quei volumi non compongono soltanto la biblioteca più ricca e completa per la storia del nostro Mezzogiorno: per anni sono stati punto di riferimento degli studiosi e degli allievi formati alla sua scuola.

Perché a Galasso, ai suoi libri e ai suoi studi ricorrevano intellettuali e storici di tutta Europa. Oggi, a un anno dalla scomparsa, sono tante le università, soprattutto straniere, che si preparano a rendergli omaggio: da Saragozza a Madrid, da Parigi all’Università della Provenza, ai tanti centri studi a lui dedicati. Ma molti, non solo a Napoli, sono preoccupati perché non è ancora stata decisa la destinazione dell’immenso tesoro librario che Galasso aveva raccolto negli 88 anni della sua vita. Oggi la biblioteca appartiene agli eredi, i figli Giulia, Luigi e Francesco che dovrebbero prendere una decisione tra diverse possibilità.

La più naturale sembrerebbe legata a Napoli, a quella Società Napoletana di Storia Patria che ha sede nel Maschio Angioino (Castel Nuovo), della quale proprio Galasso è stato presidente per 20 anni, dal 1980, e alla quale ha donato una parte preziosa dei suoi manoscritti sulla storia del Mezzogiorno e una sezione della biblioteca. Questa soluzione è fortemente sostenuta dall’assessore alla Cultura del Comune, Nino Daniele: «Abbiamo individuato a Castel Nuovo spazi liberi funzionali e adatti allo scopo perché questo patrimonio di cultura resti a disposizione della città e dei giovani studiosi», afferma, e ricorda di aver proposto questa opzione agli eredi. Del resto gli stessi eredi Galasso avevano scelto proprio la sede della Società di Storia Patria per il funerale laico del padre. «In questo luogo aperto alla città e ai napoletani, dice Renata De Lorenzo, attuale presidente della Società, dove esiste già una grande biblioteca e dove Galasso era di casa, i suoi libri troverebbero la collocazione ideale. Oltre agli spazi necessari, molti dei quali ora occupati da uffici comunali, serviranno comunque finanziamenti adeguati alla gestione di quel prezioso e speciale patrimonio librario».

La seconda possibilità, senz’altro prestigiosa, è quella offerta dall’Accademia dei Lincei, una delle più antiche del mondo, con sede a Roma a Palazzo Corsini e della quale Galasso era membro. Il direttore dell’istituzione, Angelo Cagnazzo, conferma colloqui in corso con gli eredi e l’orientamento favorevole dell’Accademia: «La questione è in discussione al Consiglio di Presidenza».

Gli eredi per ora non si pronunciano e il mondo della cultura resta in attesa. La vicenda è di particolare rilevanza per Napoli dove negli anni recenti biblioteche e archivi hanno subito ogni genere di disavventure e insulti. Nel 2012, il furto di migliaia di rari volumi dalla Biblioteca dei Girolamini ad opera del suo direttore Marino Massimo De Caro, mentre finalmente sembra avviato a soluzione il calvario dei 300mila volumi della biblioteca che Gerardo Marotta, morto nel 2017, aveva donato all’Istituto di Studi Filosofici da lui creato.

Continua invece il degrado dell’Archivio di Stato e di quello Storico municipale: volumi e documenti fondamentali per la storia della città dal Medioevo a oggi, ammassati e con alcune sale inagibili: una situazione che lo stesso Galasso aveva più volte denunciato.

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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