Per Hitler, meglio i Greci dei Germani

Lo stile classico deformato dall’ideologia nazista, e non gli eroi dell’epica tedesca, fornì il modello del superuomo, portatore di una letale bellezza. Il mito del corpo perfetto si sovrappose anche al culto della personalità. Secondo Klaus Wolbert, storico dell’arte tedesco, la corruzione della classicità in Germania ha però radici che risalgono al Settecento. E sul banco degli imputati finiscono anche i figli di Darwin e l’etologo Konrad Lorenz

Arno Breker con Albert Speer
Franco Fanelli |

Solo in tempi relativamente recenti i tedeschi hanno riaperto con il necessario coraggio intellettuale una riflessione più obiettiva sulla terrificante vicenda del nazionalsocialismo. Ma già nel 1974 un giovane storico dell’arte osò occuparsi di un capitolo particolarmente imbarazzante, quello dell’arte del regime hitleriano, e segnatamente della scultura. Si tratta di Klaus Wolbert e i risultati di quello studio «come un’indagine criminale», che riserva sconvolgenti sorprese, sono raccolti nel libro «Scultura programmatica nel Terzo Reich» (edito da Allemandi). Questa intervista con lo studioso, che è anche presidente della Fondazione Vaf (istituita da Volker Feierabend, come Wolbert appassionato d’arte italiana moderna e contemporanea) è una rivelazione.

Da dove nasce il suo interesse per la scultura nazionalsocialista?
Io sono nato all’inizio della guerra, nel 1940, non ho mai
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

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